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Cava a Bucciano: responsabilità e incompetenza dell’Amministrazione Comunale

danpertici maggio 19, 2014 Ambiente, In Evidenza, Sviluppo No Comments

foto Valle del Chiecina
Quando la mano destra non sa cosa fa la sinistra, antico detto popolare che descrive meglio di ogni altro l’incompetenza nel governo del territorio dell’attuale Amministrazione comunale di San Miniato. Tutto nasce nel 2011 quando la Provincia di Pisa con delibera n. 47 del 14 luglio ad opera del Consiglio, approva il P.A.E.R.P. (piano delle attività estrattive), un atto di pianificazione settoriale attraverso il quale si individuano nuove aree da destinare ad escavazione per estrazione di inerti.  Con sommo stupore  dei cittadini sanminiatesi, tra le aree individuate dalla provincia come siti per nuove cave, anche l’incontaminata valle del Chiecina, territorio ancora selvaggio in cui si conservano ancora degli habitat naturali tra i più rilevanti dell’intero territorio collinare posto a sud dell’Arno. Lo stesso Comune di San Miniato nel proprio Regolamento Urbanistico, con riferimento all’area citata, riporta nella scheda paesaggio gli elementi di valore morfologico da tutelare citandoli come “veri pregi naturalistici legati alla presenza di una elevata diversità ambientale (presenza di boschi, ecotoni, prati e zone umide) e di habitat naturali relitti in cui si conservano associazioni forestali, specie vegetali e faunistiche anche di interesse comunitario e regionale”.

A questo punto verrebbe da chiedersi come sia possibile che un territorio sicuramente da preservare per le generazioni future possa venire depauperato in seguito a decisioni prese “dall’alto” senza che il Comune possa far niente o quanto meno interferire nella decisione. In realtà la normativa vigente in materia di tutela ambientale e paesaggistica (L.R. 1/2005) impone che il P.A.E.R.P. sia sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.), procedimento con il quale si valutano le interferenze con altri strumenti di pianificazione territoriale di altri livelli istituzionali, come ad esempio il Piano Strutturale o il Regolamento Urbanistico di un comune, nel nostro caso quello di San Miniato. La Valutazione Integrata prevede la partecipazione di tutti i soggetti interessati (pubblici e privati) all’area individuata come sito per le cave e si concretizza in un confronto diretto che prende il nome di “conferenza dei servizi” durante il quale tutti gli aventi causa possono entrare nel merito delle scelte proposte dal piano, formulare quesiti, fare osservazioni, e perfino contestare decisioni richiedendo lo stralcio di parte del piano interessato. Nel caso in esame la conferenza, come da prassi, venne tenuta il 7 marzo 2011, quattro mesi prima dell’approvazione del P.A.E.R.P. e parteciparono anche rappresentanti del Comune di san Miniato. A fronte della sconcertante individuazione della valle del Chiecina come sito per cave (una in località Bucciano ed altre tre ricadenti nel comune di Palaia) i rappresentanti dell’Amministrazione comunale di San Miniato fecero esclusivamente l’invito a riesaminare l’interferenza del sito di Bucciano con la distribuzione delle aree tartufigene. Inoltre invitavano sempre a considerare i problemi di viabilità di accesso alle nuove aree di cava.

E’ sbalorditivo constatare come sia i toni che i contenuti della timida richiesta furono completamente sbagliati, come rilevato anche da una successiva sentenza del T.A.R. (5/7/2013) in cui si lamenta “la falsa applicazione delle leggi regionali 50/1995, 1/2005 e del relativo regolamento 48/2003 perché vengono confusi due concetti che non sono coincidenti e cioè quello di “area geografica di raccolta del tartufo”, che ricomprende anche la proprietà del ricorrente, e quello di “area di effettiva produzione del tartufo”. Inoltre è inaudito che per un’area da proteggere e quindi soggetta a vincoli paesaggistici e forestali, il Comune di San Miniato “inviti solo a considerare” invece di fare come hanno fatto altri comuni di Peccioli, Casciana Terme, Lari o Chianni in cui la richiesta perentoria è stata quella di stralciare le cave dal piano perché aggravano la risorsa essenziale paesaggistica!
Sebbene anche la protezione dell’intero settore tartufigeno meriti degna considerazione, il Comune ha tralasciato di rappresentare quello che avrebbe dovuto essere il principale motivo ostativo al sorgere delle cave: la tutela ambientale e paesaggistica dell’intera area. Diciamo intera area perché il comune di san Miniato riceverà un danno paesaggistico e ambientale anche dalle cave limitrofe che sorgeranno nel confinante territorio di Palaia poiché il belvedere che è attualmente possibile ammirare da Bucciano diventerà un amaro ricordo se verrà dato il via alle cave.  Appare del tutto inutile, se non addirittura strumentale, che a posteriori il sindaco di San Miniato firmi petizioni popolari contro l’apertura dei siti di cave, quando invece non ha usato gli strumenti normativi per impedirlo, dando un chiaro esempio di cattiva amministrazione. Cattiva amministrazione che il Movimento 5 Stelle San Miniato, a tutela dei cittadini e del bene pubblico, intende denunciare ad ogni livello istituzionale consentito fino, se necessario, a richiedere l’intervento della figura del “Mediatore europeo” finanche alla Corte di Giustizia europea (il Mediatore è l’organo dell’ Unione europea abilitato a ricevere le denunce riguardanti casi di cattiva amministrazione all’interno dei singoli Stati).

  

Il deputato Cittadino M5S Alfonso Bonafede a San Miniato Basso

danpertici aprile 22, 2014 In Evidenza, Libera Informazione No Comments

Locandina 24 Aprile Bonafede M5S

Giovedì 24 Aprile il deputato 5 Stelle e vicepresidente della Commissione Giustizia Alfonso Bonafede incontra i cittadini a San Miniato Basso presso l’Oca Bianca American Bar (Piazza della Pace, 2) dalle 19:00 in poi. L’appuntamento, organizzato dal MoVimento 5 Stelle San Miniato, vedrà la partecipazione del Candidato Sindaco Alessandro Niccoli e dei candidati toscani alle Europee per il Movimento 5 Stelle: Silvia Fossi, Matteo Della Negra, Marco Di Gennaro e Cristiano Ripoli.

Dai Comuni al Parlamento italiano, dal Parlamento italiano a quello Europeo: una rivoluzione a 5 Stelle grazie alla quale semplici cittadini si stanno riprendendo le istituzioni, da troppo tempo ostaggio di affaristi, banchieri e politicanti di mestiere.

In occasione dell’incontro sarà possibile firmare al nostro banchino per la presentazione della Lista di San Miniato 5 Stelle alle prossime Comunali del 25 Maggio.

  

Il MoVimento 5 Stelle sul “Tubone”

acquedotto_tubone

 

Giovedì 6 Marzo presso i locali della Cuoiodepur si è svolto il Consiglio Comunale di San Miniato, in seduta aperta. Per il MoVimento 5 Stelle è intervenuto Alessandro Niccoli che ha voluto riportare le criticità e le proposte emerse dalla partecipazione dei cittadini ai Meetup dei Comuni del distretto interessati dall’opera (San Miniato, S.Croce e Fucecchio), laddove, tramite tre grandi depuratori, si smaltiranno acque reflue di una grande area (per 400.000 abitanti) che vedrà la dismissione di 47 piccoli depuratori irregolari, attraverso tubi che vi convoglieranno le acque reflue nei tre Comuni più coinvolti. Le criticità evidenziate si sostanziano nella costante carenza di trasparenza e informazione per i cittadini, circa costi e programmi, nonostante le garanzie offerte dall’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, al precedente incontro di un mese fa, dietro analoga richiesta di altro attivista 5 Stelle. A tale critica l’Assessore della Regione Bramerini, si è presa nuovamente l’impegno di divulgare sia sul sito della regione che su quelli dei Comuni interessati, gli accordi, i protocolli, i costi, gli impegni di ogni soggetto e gli stati di avanzamento sul territorio di ognuno di essi. Altra importante criticità esposta, unitamente alla richiesta di idonee garanzie per i cittadini, riguarda la richiesta di una grande attenzione, e divulgazione delle soluzioni per la tutela dell’importante ecosistema rappresentato dal Padule di Fucecchio (II area umida d’Europa), le cui tutele di cui all’allegato 11 dell’accordo del 2008, sono del tutto fumose e dalla complessità inquietante e incomprensibile, a fronte della futura carenza dei 4/5 delle acque (oggi affluenti nel Padule), che si verificherà con la messa in funzione dell’opera.

A seguito dell’intervento del Consigliere PD Simone Giglioli che esprimeva la difficoltà di divulgare alla cittadinanza delucidazioni su un’opera complessa come il tubone, non trattandosi di un’autostrada, Niccoli ha risposto dicendo che tale osservazione è ridicola, superficiale e irricevibile; poi, a proposito di autostrada, Niccoli ha ringraziato Giglioli dell’assist offerto dato che paragonare il tubone ad un’autostrada è emblematico per i suoi risvolti: laddove una superstrada, come la Fi-Pi-Li, è stata percorribile anche per brevi tratti, quindi i soldi spesi non sono buttati, in caso in cui l’opera rimanga incompiuta. Diversamente è per il tubone, che fino alla posa dell’ultimo granello, comporta il rischio di aver buttato via tutti i denari pubblici, dato che la messa in funzione non può partire. Ecco il bisogno per i cittadini di conoscenza e garanzie su costi e su stati di avanzamento da parte di tutti gli attori interessati. A questo ha risposto sia il presidente dei conciatori di Ponte a Egola Volpi, esponendo anche lui tale preoccupazione, dato che hanno già speso diversi milioni, sia l’assessore Bramerini dicendo che verranno predisposte sanzioni per i soggetti che rimarranno indietro con i lavori, e verranno quindi precettati, e monitorati.

  

Rischio contaminazione amianto alle “Case minime” di Isola

amiantoIl M5S di San Miniato a seguito di una segnalazione pervenuta da parte di un gruppo di cittadini residenti nella Frazione di Isola, ha effettuato nei giorni scorsi un sopralluogo presso un complesso edilizio tenuto in stato di abbandonato prospiciente l’asilo nido “Lucignolo” di Isola (già segnalato nel mese di ottobre dal consigliere PDL Ferraro e dal movimento d’informazione indipendente NuovaIdea San Miniato).

La struttura, ben nota come “case minime” venne edificata per dare alloggi di urgenza a seguito dell’alluvione del 1966. Gli immobili di proprietà del Comune di San Miniato fino al 2007 furono ceduti poi a titolo oneroso alla società San Miniato Gestioni s.r.l. la quale ne è tutt’ora proprietaria.

I cittadini che ci hanno contattato sono sfiancati dall’indifferenza dell’Amministrazione comunale alla quale già in passato si erano rivolti senza ottenere niente. Gli stessi ci hanno riferito delle loro enormi preoccupazioni derivanti sia dallo stato generale di degrado urbanistico in cui versa l’area, ma soprattutto dai materiali con cui risulterebbe costruito l’intero complesso immobiliare: materiali contenenti cemento-amianto “Eternit”. Tali preoccupazioni sono ancor più aggravate dal fatto che queste fronteggiano l’asilo nido di Isola.

Dal sopralluogo che abbiamo effettuato è emerso che le coperture del fabbricato, per circa 350 mq, risultano essere in onduline di “Eternit”, ma anche le stesse pareti divisorie interne potrebbero essere costituite con elevata probabilità da pannelli compositi contenenti fibre di amianto.

Come sappiamo non esiste ancora una normativa che obblighi alla rimozione delle coperture in fibrocemento, quando integro e ben conservato, ma se lo stato di conservazione del materiale non è buono, possono essere presenti rischi enormi per la salute umana. Gli effetti neoplastici dell’esposizione all’amianto sono stati oramai accertati per varie tipologie di cancro polmonare, ed alla laringe, queste tipologie di tumori provocano nella maggioranza dei casi la morte.

In sede di sopralluogo abbiamo effettuato un esame, in applicazione del protocollo ARPAT, per verificare lo stato di conservazione delle coperture in “Eternit” e abbiamo scoperto che le onduline in “Eternit”, usate sia per tutte le coperture che per tratti di recinzione, risultano in uno stato di degrado tale da evidenziare un probabile superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Il superamento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione risulta inoltre corroborata dall’ applicazione della “scheda di valutazione” della Regione Toscana che stabilisce e fissa come valore 55, l’Indice di Valutazione delle coperture esterne in cemento amianto, oltre al quale le stesse devono essere sottoposte a rimozione urgente. Bene, anzi male malissimo, nel nostro caso facendo analizzare da un tecnico, per le coperture in oggetto è stato stimato un valore di 80, più alto del 40% del livello massimo previsto dalla stessa Regione Toscana.

Alla luce delle considerazioni di cui sopra, è evidente che i residenti delle abitazioni poste nelle immediate vicinanze del complesso edilizio in oggetto, ma soprattutto i bambini che frequentano l’asilo nido “Lucignolo” di Isola, sono chiaramente sottoposti, giornalmente al rischio di inalare le fibre di amianto, rilasciate dalle coperture deteriorate. 

A questo punto però la cosa che ci lascia basiti è che l’amministrazione comunale di San Miniato sa e sapeva della situazione e nulla sembra abbia fatto! Infatti un gruppo di residenti nel lontano 2002 denunciando le loro preoccupazioni al Comune di San Miniato, ottennero l’intervento dell’USL 11 il quale a seguito di un sopralluogo effettuato in data 4/03/2002 comunicò alla stessa amministrazione

“Si ritiene, pertanto opportuno, considerate anche l’ubicazione delle coperture prospicienti le finestre delle case limitrofe, e l’estensione non piccola della superficie, di prendere in considerazione, a medio termine, la sostituzione della copertura stessa. Nel frattempo codesto Comune dovrà provvedere a redigere un “programma di manutenzione e controllo”

Tutto ciò considerato, il M5S di San Miniato esige che l’amministrazione comunale disponga immediatamente la bonifica del sito eventualmente chiamando in causa anche l’attuale proprietà. Ci chiediamo inoltre perché la stessa amministrazione non procedette a “medio termine” alla sostituzione delle coperture, già gravemente pericolose, come indicato nel verbale dell’USL 11 del marzo 2002. La stessa amministrazione dovrà spiegare anche se ha redatto o meno, in questi 11 anni, il “programma di manutenzione e controllo” e come sia stato possibile effettuare nel 2007 il trasferimento immobiliare del complesso in questione senza prevederne un adeguato piano di bonifica, in barba a tutte lenormative di tutela Ambientale che già allora erano in vigore.

Se non verranno presi immediatamente provvedimenti ci faremo carico di qualsiasi procedimento legale necessario, al fine di tutelare nel miglior modo possibile la salute dei cittadini di Isola, e dei bambini che frequentano l’asilo nido “Lucignolo”.

  

Ordine del Giorno, Consiglio Comunale del 28.11.2013

c_cIl Consiglio Comunale di San Miniato è convocato nel Palazzo Comunale, per GIOVEDI’ 28 NOVEMBRE 2013 alle ore 17.00 per la trattazione del seguente

ORDINE DEL GIORNO

1. Comunicazioni del Presidente e del Sindaco.

2. Approvazione verbale della seduta consiliare – PUBBLICA – del 05.11.2013 (Settore Servizi Generali e di Supporto).

3. Approvazione verbale della seduta consiliare – PUBBLICA – del 12.11.2013 (Settore Servizi Generali e di Supporto).

4. Risposta a interrogazione presentata in data 05.11.2013 dal Gruppo Consiliare “Sinistra Ecologia Libertà” ad oggetto “Biblioteca Comunale. Illuminazione”.

5. Risposta a interrogazione presentata in data 05.11.2013 dal Gruppo Consiliare “Comunisti Uniti” ad oggetto “Richiesta informazioni su tagli al servizio raccolta, smaltimento rifiuti solidi urbani”.

6. Risposta a interrogazione presentata in data 12.11.2013 dal Gruppo Consiliare “Comunisti Uniti” ad oggetto “Servizio di vigilanza antincendio durante la Festa del Tartufo 2013”.

7. Segni distintivi comunali. Emblemi araldici e titolo Città di San Miniato. Richieste di concessione. Modifica art. 2 Statuto Comunale. (Settore Servizi Generali e di Supporto).

8. Affidamento in concessione del servizio di accertamento e riscossione ordinaria e coattiva dell’Imposta Comunale sulla Pubblicità e del Diritto sulle Pubbliche Affissioni compresa la materiale affissione dei manifesti. Determinazioni. (Settore Programmazione e Gestione delle Risorse).

9. Ratifica deliberazione della Giunta Comunale n. 132 del 05/11/2013 avente per oggetto: “Bilancio di Previsione 2013, Bilancio Pluriennale e Relazione Previsionale e Programmatica 2013-2015. Variazione di Bilancio e variazione di PEG.” (Settore Programmazione e Gestione delle Risorse).

10. Bilancio di Previsione 2013-2015. Variazione di assestamento generale ex art. 175 del T.U.E.L. “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” approvato con D. Lgs. n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni. (Settore Programmazione e Gestione delle Risorse).

11. Programma Triennale 2013-2015 ed Elenco Annuale 2013 dei Lavori Pubblici (art. 172, lett. d,del T.U.E.L. “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” approvato con D.Lgs. n. 267 del 18.08.2000 e D. Lgs. n. 163/2006). Modifiche. (Settore Lavori Pubblici,Grandi Opere e Infrastrutture).

  

Ordine del giorno, Consiglio Comunale del 12.11.2013

c_cIl Consiglio Comunale di San Miniato è convocato nel Palazzo Comunale, per MARTEDI’ 12 NOVEMBRE 2013 alle ore 17.00 per la trattazione del seguente ORDINE DEL GIORNO

1. Comunicazioni del Presidente e del Sindaco.

2. Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare “Sinistra Ecologia Libertà” ad oggetto: “In merito alla garanzia di applicazione della legge 22 maggio 1978 n. 194: Norme sulla tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza”.

3. Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare “Sinistra Ecologia Libertà” ad oggetto: “Appello al Governo e al Parlamento per l’immediata abolizione del reato di immigrazione clandestina introdotto dalla Legge n. 94/2009, la modifica urgente del T.U. sull’Immigrazione (D. Lgs. n. 286/1998) con la revisione dei meccanismi di ingresso e l’abolizione delle norme previste dalla Legge n. 189/2002 (Bossi-Fini)”

  

Il governo liberalizza il Wi-Fi, Decreto Fare cambiato in extremis

danpertici luglio 24, 2013 Connettività, Notizie dal mondo No Comments

 

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Vittoria per chi tifava per il Wi-Fi libero, ma libero davvero.  In Commissione Bilancio alla Camera è riuscito il blitz per modificare l’articolo 10 del Decreto del Fare: ora sono caduti tutti gli obblighi per esercenti, negozi, ristoranti che offrono il Wi-Fi al pubblico. Liberalizzazione, quindi, “quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio”.

 

Ecco quindi l’attuale testo dell’articolo 10:
“L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, invertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”.

 

Analizziamolo. L’obbligo di identificazione era già caduto nel 2011, con la scadenza di alcuni termini del decreto Pisanu (e quindi non è una novità), ma serviva una norma che per prima cosa esplicitasse questo principio e che poi facesse piazza pulita anche di altri obblighi per gli esercenti che offrivano il Wi-Fi: sia quelli del codice delle comunicazioni (che valgono per i provider di internet) sia quelli sopravvissuti nel Pisanu contro il terrorismo. Adesso quindi un esercente, un negozio, un hotel, un ristorante, ma anche una pubblica amministrazione può liberalmente mettere un hot spot, collegarlo alla rete e offrire il servizio. Senza dover tracciare gli utenti, le loro connessioni, fornire account e password, né chiedere autorizzazioni. Il precedente testo del Fare invece chiedeva di tracciare i codici del dispositivo usato per la connessione (computer, tablet o cellulare) imponendo oneri tecnici e burocratici gravosi per qualsiasi esercente.

 

In realtà resta consigliabile tenere traccia di chi utilizza il nostro hot spot Wi-Fi, anche se non è obbligatorio. Può servire per discriminarsi, nei confronti di indagini di polizia, qualora qualche utente utilizzi la nostra connessione per commettere reati. In altri Paesi europei è capitato che l’esercente fosse considerato corresponsabile, in questo caso. In Germania, una sentenza del maggio 2010 ha dichiarato parzialmente responsabile il proprietario/utente di una rete Wi-Fi che non abbia utilizzato adeguati sistemi di protezione dal rischio di utilizzi abusivi della connessione per finalità illecite. Il caso riguardava lo scambio di file pirata. Stessa casistica nel Regno Unito, dove però è proprio il Digital

Economy Act a imporre che siano identificati gli utenti che violano il copyright. La Francia addirittura chiede di tenere per 12 mesi il registro delle connessioni e di fare il possibile per consentire di risalire all’identità degli utenti.

 

In Italia la normativa non è così esplicita e non c’è una giurisprudenza chiara, in merito. Però già adesso, e da tempo, le principali reti Wi-Fi identificano in modo sicuro gli utenti, via sim del cellulare, quindi il problema è marginale.

 

Alla fine è prevalsa quindi, comunque, la linea della liberalizzazione su chi- nel ministero dell’Interno, in particolare- voleva imporre alcuni obblighi di tracciabilità degli utenti per favorire le indagini.

 

Il nuovo testo è vicino a quanto suggerito da Stefano Quintarelli (Scelta Civica), Marco Meloni (PD); ma a quanto risulta ci ha lavorato anche Roberto Sambuco (Capodipartimento Comunicazioni del Mise) con il viceministro Antonio Catricalà. Hanno convinto il relatore Francesco Boccia, in Commissione, a modificare l’articolo 10 togliendo ogni obbligo. Il relatore ha quindi proposto l’emendamento alla Commissione, che l’ha approvato. Adesso resta da vedere il testo definitivo nero su bianco e aspettare la fine dell’iter del decreto, che deve ancora passare alla Camera e poi al Senato. Ma altre sorprese, a questo punto, sono improbabili.

Fonte: Il Sole 24 Ore

  

Più alberi in Italia ma le città restano camere a gas per lo smog: i dati ambientali ISPRA

danpertici luglio 22, 2013 Ambiente, Notizie dal mondo, Trasporti No Comments

ispra2-620x350ISPRA fotografa nell’Annuario dei Dati Ambientali la situazione dell’ambiente nel nostro Paese e ciò che emerge è una situazione in bianco e nero. Il rapporto è organizzato in diversi capitoli tra cui “Tematiche in primo piano”, “Tematiche in primo piano light”, “Annuario in cifre”, “Database”, “Multimediale” e “Fumetto”, destinato a un pubblico giovane di non esperti.

Da un lato l’inquinamento è sempre più concentrato nelle grandi città a causa dello smog e dei continui sforamenti dei livelli di emissione dei PM10, dall’altro si è registrato un aumento del coefficiente di boscosità al 36%, molto più alto di quel 28,8% registrato nel 1985. Nelle aree metropolitane, restano stazionari i dati relativi a biossido di azoto e benzene ma il PM10, fa registrare sforamenti dei limiti giornalieri nel 48% delle stazioni di monitoraggio. Ozono oltre i limiti nel 92% delle stazioni e sforamento dei limiti di biossido di azoto nel 20% delle centraline di monitoraggio. Preoccupano i livelli di benzo(a)pirene che superano i limiti nel 20% dei rilevamenti.

In realtà poi su tutto il territorio si registrano meno spostamenti in auto tanto che gli italiani, probabilmente a causa della crisi, hanno ridotto gli spostamenti del 16,6% a fronte di un aumento del turismo dall’estero. Amiamo sempre l’auto però che preferiamo come mezzo di trasporto scelto dal 62,9& mentre gli stranieri che arrivano da noi e scelgono di farlo in auto sono il 65% il che sembra dire che effettivamente non si fidano del nostro sistema di trasporto pubblico. Le emissioni di gas serra dal settore trasporti sono state parti al 23,4% del totale. Il che evidenzia una diminuzione del 5% rispetto al 2011 portandoci sempre più vicini agli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Crescono i boschi e le foreste su aree abbandonate dall’agricoltura anche se cresce la minaccia incendi per cui il 72% che si sono registrati nel 2011 erano di natura dolosa, il 14% colposa e il restante 14% non classificabile. Ce la caviamo bene anche con le acque di balneazione per cui il 91,9% è conforme ai limiti imposti dalla Direttiva 76/160/CEE. Ma cresce il consumo del suolo per cui in media sono stati consumati 7 m2 al secondo per oltre 50 anni e oggi arriviamo agli 8 m2 al secondo: ossia ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e Firenze.

L’inquinamento industriale però resta preoccupante e nel 2012 sono stati rilasciati 13 provvedimenti di AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) a 1 raffineria, 3 centrali termoelettriche e 9 impianti chimici e gli impianti vigilati sono stati 140 nel 2012 contro i 25 del 2009 mentre sono stati ispezionati nel 2012 76 impianti contro i 5 del 2009.

Un capitolo nuovo e molto utile è dedicato ai pollini con l’inserimento dei dati relativi alla stagione pollinica e all’indice pollinico allergenico. In Italia centrale dunque, emerge una presenza di pollini al di sopra della media e sono per lo più cupressaceae con picchi a Firenze, Perugia e Castel di Lama; a Nord si notano più pollini del tipo urticaceae così come nell’Arco prealpino, dalla spiccata biodiversità.

L’Italia ha un territorio particolarmente tendente al dissesto geologico-idraulico, sia per le proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche, sia per l’impatto dei fenomeni meteoclimatici oltre che per la diffusa e incontrollata presenza dell’uomo e delle sue attività.

Dal 1° novembre 2011 al 31 dicembre 2012 in Italia sono stati registrati 4.129 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2, ed è aumentato il numero dei sismi con magnitudo superiore a 5. Si sono censite circa 487.000 frane 987.650 persone le hanno subite. Nel 2012 risultano a ISPRA 85 eventi di frana principali e le persone esposte ad alluvioni sono 6.153.860.

Fonte: Ecoblog.it

  

Cave in Val di Chiecina: le parole non bastano più!

danpertici luglio 16, 2013 Ambiente, In Evidenza No Comments

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Negli ultimi giorni la vicenda relativa alla costruzione delle cave in Val di Chiecina ha registrato una importante e preoccupante novità: il Tar per la Toscana accogliendo il ricorso presentato da un proprietario dei terreni sul versante sanminiatese della valle ha di fatto bocciato la decisione della Provincia di Pisa di scartare il sito di Bucciano quale possibile zona per l’attività estrattiva. Per chi non avesse seguito l’intera vicenda ricordiamo che era stato il Comune di San Miniato in virtù della vocazione tartufigena della zona a chiedere esplicitamente all’ente provinciale di togliere il sito in questione dal Piano. In attesa del verdetto dell’Università di Pisa sulla presenza tartufigena nell’intera valle, se prima il timore era che venissero costruite 3 cave, all’improvviso ci troviamo di fronte alla possibilità che il numero dei siti aumenti.

Come è possibile leggere nelle motivazioni del Tar uno dei diritti lesi al proprietario dei terreni risulta essere quello relativo all’informazione, si ritiene cioè che non non sia stato avvertito nei modi e nei tempi giusti, fatto che costituisce, testualmente,  “un vulnus ai diritti di partecipazione“. Per la prima volta quindi un tribunale ha riconosciuto quello che noi sosteniamo da più di un anno circa l’inadeguatezza dell’informazione da parte degli enti amministrativi locali nei confronti dei cittadini interessati. Ma se non è stato correttamente informato uno di coloro che dalla costruzione delle cave avrebbe tratto profitto ancor più grave è che l’informazione sia stata debole e inefficace nei confronti di tutti coloro che rischiano di veder svanire nel nulla anni e anni di lavoro e investimenti nella zona.  Se al Tribunale Amministrativo spetta la giusta tutela del diritto da parte del proprietario ad un lecito sfruttamento economico del proprio terreno, a maggior ragione la politica dovrebbe farsi carico della tutela dell’interesse generale, compreso quello ambientale e paesaggistico di una valle patrimonio di tutti.

Mentre accade tutto questo, proprio lo stesso giorno in cui si è potuto leggere sulla stampa locale della sentenza del Tar, alla Festa Democratica Provinciale a San Miniato Basso si è svolto un incontro sul Turismo al quale hanno preso parte i Consiglieri Regionali Tognocchi e Mattei nonché il Presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni. Fra il pubblico erano presenti anche alcuni membri del Comitato “No alle cave” e noi al loro fianco. Al momento delle domande abbiamo preso la parola facendo presente l’insensatezza di dover legare la salvaguardia di un luogo incontaminato come la Valle del Chiecina alla sola presenza del Tartufo, ne è scaturito un dibattito acceso ma apparentemente fruttuoso, se solo i fatti seguissero le parole dei nostri amministratori. Pier Paolo Tognocchi, a distanza di qualche settimana dalle ultime dichiarazioni pubbliche sull’argomento ha ribadito che le cave in Val di Chiecina non si faranno e che è inutile starsi a preoccupare. L’apprensione da parte del Comitato e più in generale dei cittadini che hanno a cuore la protezione di quell’angolo di paradiso però rimane alta, la verità è che delle promesse non si fida più nessuno. Con loro anche noi attendiamo fatti concreti come la cancellazione di tutte le delibere relative alla costruzione delle cave e l’accantonamento definitivo dello sciagurato progetto delle attività estrattive in Val di Chiecina.

Cogliamo infine l’occasione per invitare tutta la cittadinanza alla Festa Campestre di Giovedì 18 Luglio, evento organizzato dal Comitato “No alle Cave”  per protestare contro le decisioni sbagliate di Regione Toscana, Provincia di Pisa e Comune di Palaia. L’appuntamento è fissato per l’ora di pranzo presso le Mandrie alte in Val di Chiecina davanti un vecchio forno contadino a legna, per un pasto condiviso.

  

Libero WI-FI in libero Stato

danpertici giugno 17, 2013 Connettività, In Evidenza No Comments

free-wifiSono trascorsi ormai quasi tre mesi da quando l’Assessore Giunti in occasione della Consulta territoriale di San Miniato del 26 marzo affermò, testualmente, che nel giro di 1-2 mesi sarebbero stati attivati gli hotspot per la copertura Wi-Fi di 7 piazze nel centro storico di San Miniato. Concetto per altro ribadito poco più di un mese dopo al Consiglio Comunale di Aprile, in occasione del quale l’Assessore spiegò il perché fosse stato scartato un progetto analogo presentato da 12 associazioni del territorio e che vedeva la partecipazione economica della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato. I dubbi su questa scelta restano ancora molti e coincidono per larghissima parte con quelli espressi dall’Associazione San Miniaton | Off, capofila dell’iniziativa, nel comunicato stampa del 3 Maggio.

Ai dubbi e agli interrogativi posti dall’Associazione di cui sopra ne aggiungiamo volentieri qualche altro. Prima di tutto: perché scartare un progetto che a fronte di costi analoghi avrebbe permesso la copertura di tutto il territorio comunale e non del solo centro storico di San Miniato? Andando nel dettaglio si parla di 100 hotspots previsti dal progetto scartato contro i 7 del vincitore, senza contare i contenuti multimediali e la parte informativa ampiamente compresi nel primo e completamente mancanti nel secondo caso. Contenuti quest’ultimi che sarebbero andati a colmare un quasi-vuoto, ormai decennale, nelle informazioni on-line riguardanti San Miniato e il suo territorio. Nelle dichiarazioni dell’assessore si fa riferimento ad ipotetici limiti riguardo la sicurezza, ma questo rischia di significare tutto e nulla. A cosa si riferisce l’Assessore Giunti? Saremmo curiosi di capire con quali criteri si sia ritenuto poco sicuro un progetto, che nella sua struttura si ispirava ad un’analoga esperienza toscana cofinanziata dalla Regione.

Considerato poi che la puntualità non è un optional, che della questione Wi-Fi se ne parla ormai dal 2011, anche se concretamente solo dai primi mesi 2012, e che ad oggi ancora niente è stato realizzato, paventiamo il rischio che aspettare ulteriore tempo possa finire per rendere la tecnologia ipotizzata dal Comune addirittura obsoleta e poco funzionale. Basti pensare come lo stesso procedimento di prima registrazione, che solitamente prende alcuni minuti, possa sembrare tempo perso per chiunque abbia bisogno di una ricerca veloce. Tanto varrebbe usufruire del “pacchetto dati” ormai presente su qualunque abbonamento per smartphone. Il progetto scartato dal Comune non aveva sottovalutato questo aspetto, non a caso prevedeva l’installazione di hotspots nelle zone dove le persone avrebbero potuto sostare, si pensi ai parchi con le panchine o alle piazze con bar, ristoranti, circoli, biblioteche, musei. Rimane difficile capire cosa possa spingere un cittadino o un turista ad impegnarsi in un procedimento farraginoso di autenticazione online, per esempio in Piazza del Seminario, senza la benché minima possibilità di mettersi comodo.

Ricapitolando: la nostra impressione è aver preferito un progetto spot, sicuramente “sicuro” ma alla fine poco funzionale alle esigenze del cittadino e del turista, scartandone un altro che invece sarebbe andato nella direzione opposta offrendo un servizio laddove effettivamente ce ne sarebbe stato il bisogno.

L’indicazione che, probabilmente, siamo di fronte ad un sistema ormai superato viene offerta proprio in questi giorni dal Ministro Zanonato, il quale descrivendo i provvedimenti del cosiddetto “Decreto del Fare”, ha annunciato la completa liberalizzazione del Wi-Fi, ovvero la possibilità di offrire servizi di accesso alla rete, senza la richiesta di autentificazione personale degli utilizzatori, come possiamo vedere in questo estratto della conferenza stampa: http://www.youtube.com/watch?v=BEvToyRVkMM

 A questo punto, ci chiediamo se non sia davvero il caso di ripensare il sistema previsto, magari coinvolgendo davvero quanti si erano impegnati a fornire a San Miniato e al suo territorio un prezioso strumento e che, alla luce dei fatti, si sono dimostrati ben più lungimiranti.

  
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