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Fiato corto senza PEC

Gabriele giugno 8, 2012 Ambiente, Trasporti No Comments

Un ambientalismo di corto respiro quello mostrato lunedì sera in Consiglio dal Partito Democratico.
Si trattava di discutere una mozione per incentivare la diffusione di auto elettriche, mobilità privata, anche mediante l’installazione di colonnine di ricarica.
Calcolare l’intero impatto ambientale di una automobile elettrica non è semplice, ci ha provato la commissione europea nel 2007 col rapporto WTW (well-to-wheels dal pozzo alla ruota) da cui emerge che l’auto elettrica inquina di più.
Basti pensare che le emissioni di 1 kWh di energia elettrica prodotta in Italia da fonti esclusivamente fossili è di 541,7 g CO2 (rapporto Ispra “Produzione termoelettrica ed emissioni di CO2“, 2011), solo il 21% della nostra produzione energetica deriva da fonti rinnovabili (incenerimento dei rifiuti compreso) e che un’auto elettrica ha consumi intorno agli 0,20 kWh/km.
Il conto è dunque presto fatto anche senza analizzare l’intero ciclo vita dall’estrazione del nichel o del litio necessari per le batterie, abbiamo oggi auto diesel con emissioni inferiori a 100g CO2/km che scendono fino a 75g CO2/km per le ibride.
Le auto elettriche spostano quindi nel migliore dei casi il problema della produzione di CO2 dalla città al luogo di produzione dell’energia.
Altre pratiche come la ciclabilità, la riduzione del traffico, l’isolamento termico degli edifici; anche la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata con recupero materiale consentono una massiccia riduzione di CO2 emessa nell’ambiente.
Abbiamo proposto una serie di semplici emendamenti perché spesso le buone pratiche sono applicabili alla nostra vita quotidiana. Ad esempio chiedevamo che l’ufficio protocollo si dotasse di una PEC (Posta Elettronica Certificata), emendamento respinto,come tutti gli altri, perché all’insaputa degli addetti e del sito internet del Comune l’ufficio ne sarebbe già provvisto.
Chiedevamo in pratica di portare a conoscenza della popolazione buone e semplici pratiche che nella vita quotidiana possono aiutare a diminuire l’impatto ambientale di ognuno di noi, nulla di originale se pensiamo che altri comuni, Civezzano in provincia di Trento è solo un esempio, hanno da tempo distribuito alla popolazione vademecum in tal senso.

  

Non aprite quella porta (a porta)

Francesco C. luglio 18, 2011 Ambiente, Politica News 1 Comment

Pubblichiamo alcune immagini di abbandoni di rifiuti in zona Pontorme dove il porta a porta inizierà oggi così come in tutta la città. Ormai parlare ancora degli abbandoni di rifiuti in prossimità dei cassonetti non è più una notizia. È un gesto di scarsissimo senso civico che speriamo vada a scomparire con l’abitudine al nuovo sistema di raccolta che, seppur da migliorare, è a oggi il migliore per ottenere alte percentuali di raccolta differenziata.
Il senso civico e il rispetto verso i concittadini è una materia molto difficile da maneggiare e crediamo che debba tornare a essere insegnata nelle scuole ma soprattutto nelle famiglie.
La nostra sensazione è che anche dal piccolo gesto dell’abbandono dei rifiuti si possano fare alcune considerazioni su un Paese, l’Italia, dove si vivono almeno due realtà distinte e separate: una che se ne frega del rispetto per il bene comune, la legalità e la giustizia e l’altra che crede ancora che si possa diventare un Paese normale.
Soprattutto iniziando dalle piccole cose, tenendo sempre viva l’attenzione su ciò che ci circonda, su come vengono gestiti i beni comuni e l’ambiente in cui viviamo.
Vorremmo che ognuno facesse la propria parte: sia i cittadini che le istituzioni.
Negli ultimi mesi la gente ha fatto sentire la propria voce e il proprio dissenso mentre la Casta politica sembra ancora continuare a percorrere una strada che non rispecchia il Paese reale.
Facciamo il nostro dovere di cittadini responsabili: chissà che non sia una goccia che, lentamente, scavi nella coscienza collettiva.

  

Il porta a porta di Publiambiente

Gabriele maggio 26, 2011 Ambiente, In Evidenza 2 Comments

Crediamo di fare cosa gradita a molti pubblicando il video di una delle assemblee organizzate da Publiambiente per informare i cittadini dell’imminente passaggio alla raccolta porta a porta, incontri organizzati in maniera capillare sul territorio e con una certa competenza da parte dei tecnici dell’azienda di gestione del servizio.
Il servizio, in questi giorni il via ufficiale, non è esente da critiche sia per quel che riguarda la gestione politica a monte sia per quanto riguarda i disagi ai singoli cittadini.
La dimensione dei bidoncini per la raccolta dell’organico e dell’indifferenziato (50 Lt.), colore marrone e grigio, ci sembrano eccessive considerato che: l’organico sarà svuotato 2 volte la settimana e difficilmente una famiglia ne produrrà 100 lt. (sfalci e potature possono essere poste esternamente al bidone); per il bidone grigio vengono ipotizzate dal gestore circa 7-8 svuotature l’anno il cui costo singolo poteva essere tenuto sotto la soglia psicologica dei 10 Euro.
Le critiche maggiori comunque sono da riservare alle “ceste” per carta e multimateriale, delle quali non troviamo alcun riferimento negli altri gestori con esperienza pluriennale nell’abito del porta a porta.
Questi contenitori non permettono di essere impilati, la loro forma a cono rovesciato crea un ingombro molto elevato a fronte del materiale che poi effettivamente viene raccolto, il fatto di non essere chiusi infine non permette di poterli sistemare su un balcone.
Il sacco del multimateriale inoltre è quello che più di altri crea problemi, barattoli di yogurt, cartocci del latte se non opportunamente lavati generano cattivi odori più dell’organico anche perché a differenza di quest’ultimo per via dei sacchetti contrassegnati con codice a barre non può essere svuotato ad ogni occasione.
Poteva inoltre essere organizzata fin da subito ed in maniera semplice la raccolta degli olii esausti che inquinano le fognature qualora gettati nei lavandini ed è impensabile che il cittadino si rechi ogni volta all’isola ecologica o che paghi l’olio combusto come indifferenziato.
Il tutto poteva essere gestito con maggior trasparenza, il vero e proprio censimento realizzato da Publiambiente avrà fatto emergere molte utenze non registrate, ma ad oggi non sappiamo su quante utenze e con quale costo di smaltimento per chilogrammo viene calcolata la tariffa, non ci è possibile quindi ne come forza politica di opposizione, ma nemmeno come Comuni affidatari del servizio, capire se l’aumento di oltre il 30% in tre anni sia giustificato o meno.
Rinnoviamo in fine le nostre critiche all’ampio ricorso all’assimilazione, tonnellate di rifiuti speciali che le aziende dovrebbero smaltirsi per conto proprio, ma che portate nel bacino degli urbani a tutti gli effetti falsano i nostri dati rendendoli difficilmente paragonabili con le altre realtà che da molti anni praticano il porta a porta.
Seppur critici verso alcuni aspetti nell’organizzazione invitiamo la cittadinanza a compiere il piccolo sforzo di differenziare correttamente, consci che questo sistema di raccolta sia l’unico possibile per ottenere una sostanziale riduzione del materiale destinato alla discarica.

  

Revet e Publiambiente preparano il terreno…

Gabriele aprile 28, 2011 Ambiente, In Evidenza No Comments

Vogliamo intervenire come Comitato per la corretta gestione dei rifiuti dell’Empolese Valdelsa, in seguito all’articolo apparso sulla Nazione che riportava le dichiarazioni di Publiambiente e Revet sulla raccolta porta a porta.
Il presidente di Revet Caramassi aveva dichiarato che “il porta a porta è l’ultima moda fuorviante che produce aumenti di costi”.
Il presidente di Publiambiente, Regini, aveva aggiunto che “il meccanismo è quello che quando c’è richiesta di materiali di riciclo buoni dobbiamo averli pronti e quando non c’è richiesta, ci vogliono gli impianti per smaltirli”.
Quanto dichiarato in quell’articolo ci è parso parecchio fuorviante rispetto alle buone pratiche che devono essere compiute e che vengono messe in atto in altri Comuni italiani, con notevoli successi.
Dalle aziende coinvolte nella gestione dei rifiuti ci si aspetterebbe una maggiore enfasi verso la riduzione dei materiali di scarto a monte (imballaggi) e un maggiore utilizzo dei materiali riciclati.
Non è accettabile, invece, questa disinformazione.
Sono delle uscite che disorientano i cittadini nei confronti di una raccolta differenziata che nelle nostre zone tarda ad arrivare, non consentendoci di rispettare i limiti di raccolta differenziata fissati dalla Comunità Europea e facendoci pagare delle sanzioni.
Ai più forse questo non dirà molto, per noi pone degli interrogativi: a Capannori (prov. Di Lucca) con la raccolta porta a porta i costi sono diminuiti, perché nell’Empolese – Valdelsa abbiamo tutti questi problemi?
Il nostro Comitato vorrebbe saperne di più circa l’aumento dei costi della raccolta differenziata porta a porta che secondo Revet e Publiambiente ci troveremo a fronteggiare nei prossimi anni.
Che relazione dobbiamo supporre tra i ritardi del porta a porta e le esternazioni di Revet e Publiambeinte?
Associare la raccolta porta a porta con gli impianti per “smaltire” i materiali riciclati (a quali impianti si riferiscono: inceneritori, discariche, pirogassificatori??) è completamente sbagliato. Significa che quando il mercato dei materiali riciclati tira, abbiamo degli impianti che stanno fermi: cosa ne dovremmo fare, spegnerli con costi e perdite per la collettività?
Auspichiamo che i Sindaci e i Consigli comunali facciano il loro dovere e chiedano spiegazioni circa la gestione della raccolta porta a porta nei nostri comuni e i paventati aumenti di costo.
La prevenzione, il riutilizzo ed il riciclaggio vengono prima dell’incenerimento; inoltre la legge dice anche che devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica.
Gli inceneritori non sono sostenibili economicamente, mentre altri tipi di impianto lo sono. Quindi optare per gli inceneritori non è la scelta più corretta dal punto di vista sanitario, sociale ed economico.

 

CGCR Empolese – Valdelsa

  

In nomine patris

Gabriele aprile 13, 2011 Ambiente 1 Comment


Bocciato!
Il “carretto con la ciminiera” al secolo “Pirogassificatore innovativo NSE” di Empoli è stato bocciato dalla Giuria dei cittadini del percorso partecipativo di Castelfranco di Sotto.
Parlare di bocciatura comunque non è propriamente corretto, l’inceneritorino che doveva essere installato presso la Waste Recycling è stato letteralmente stroncato dalla giuria non solo per il voto contrario all’unanimità, 45 su 45, ma anche per le motivazioni espresse per la contrarietà all’impianto.

10 i punti sostanziali che hanno fatto propendere così fortemente la giuria verso il no:

  1. Perché manca una programmazione interprovinciale dei rifiuti speciali
  2. Perché l’impianto non è necessario
  3. Perché il sito dell’impianto proposto è ritenuto inadeguato
  4. Perché l’energia che l’impianto produce non è ben utilizzata
  5. Perché le scorie non sono sicure
  6. Perché non esistono esempi realizzati dello stesso
  7. Perché le rassicurazini su possibili incidenti non sono sufficienti
  8. Perché peggiora la qualità dell’ambiente
  9. Perché la qualità dell’ambiente va mantenuta
  10. Perché si sceglie il principio di precauzione

Adesso la NSE deve muoversi in fretta, provare ad esportare, in Cina, India, Turkia, Uzbekistan prima che il manuale di istruzioni del loro sistema, ancora in attesa del fantomatico brevetto per renderlo “innovativo”, venga tradotto nelle rispettive lingue locali.
Ma non ci possiamo scordare delle facce sorridenti e fiere, tipiche di quando si va a fare un qualcosa di grosso, di importante, che il Presidente della Regione, Enrico Rossi, ed il Sindaco di Empoli, Luciana Cappelli, avevano quando inaugurarono la sede innovativa, dell’innovativa NSE, che ha un modo innovativo di fare industria, con prodotti innovativi, presso il centro commerciale di Empoli.
Il video che vi proponiamo riporta un intervista a Jacopo Sodini progettista dell’impianto dove conferma inequivocabilmente la non possessione del brevetto, almeno ad oggi.

Amen.

Relazione Giuria Cittadini

  

Ecofor: lontano dal cuore vicino ai polmoni…

Gabriele febbraio 15, 2011 Ambiente 1 Comment

Ecofor è la società a capitale misto pubblico/privato che vorrebbe costruire il dissociatore molecolare a Gello di Pontedera.
Il 60% di capitale pubblico è detunuto essenzialmente dai comuni di Pisa e Pontedera, più un altra miriade di comuni della Valdera (tutti governati dal PD) con partecipazioni che spesso sono più che altro simboliche. Il restante 40% di capitale privato ha come principali azionisti la Forti Holding s.p.a., proprietaria dell’emittente televisiva locale Canale 50, e la Valdera Finanziaria s.r.l.
Nonostante i numerosi soci la Ecofor s.p.a. è una piccola società, stando almeno al capitale sociale di 1.170.000€, per avere dei termini di paragone l’Elettrica ed Ecomedica hanno un capitale di oltre 2 milioni di euro, per non parlare dei 21.600.000€ di Sammontana s.p.a., questo giusto per avere qualche riferimento sull’empolese.
Questo basso capitale sociale non gli impedirà comunque di costruire quello che dalla legge è classificato ne più ne meno come un inceneritore, nonostante ci si sforzi di trovargli nomi sempre nuovi, da 120.000 tonnellate/anno per in importo complessivo di 45 milioni di euro.
Tecnicamente si ha una doppia camera di combustione, la prima in carenza di ossigeno dove con una temperatura di 400-500° si ha un processo di gassificazione, successivamente questo gas viene bruciato ad una temperatura di 1100-1200°.
Tutto questo andando a trattare rifiuti tal quali, mettendo nella stessa camera di combustione dagli scarti di macellazione ai pneumatici, giusto per rendere più difficile avere una temperatura costante…
La cosa probabilmente peggiore è che questo tipo di impianti non hanno alcuna referenza industriale, quindi con ogni probabilità peggiori da un punto di vista ambientale e di salute rispetto ad un grande inceneritore tradizionale, che noi comunque contestiamo, ma che almeno ha oggi delle referenze industriali trentennali.
Quello che vi proponiamo oggi è il video integrale della presentazione dell’impianto da parte di Ecofor, dove sono intervenuti Francesco Meneguzzo ricercatore del CNR e candidato consigliere per il comune di San Miniato in una lista che sosteneva il sindaco Vittorio Gabbanini del Partito democratico e Omar Retini della Stream Group (avete mai notato che su internet tutte le ditte sono leader nel loro settore?) già consigliere di maggioranza nel comune di Vicopisano.
Proprio Retini si dice contrario ad un progetto simile nel comune nel quale è consigliere, ma favorevole al disccociatore di Gello se, come si legge nell’articolo, “non vogliamo fare la fine di Napoli”, a noi più semplicemente basterebbe non fare la fine di Pontedera.

Gli interventi:

Interventi del pubblico:

  

A chi importa il porta a porta?

Francesco C. gennaio 31, 2011 Ambiente 2 Comments


Anche a Empoli, finalmente, nel corso del 2011 si darà il via alla raccolta differenziata dei rifiuti “porta a porta”. Proprio per questo si stanno svolgendo in questi giorni gli incontri informativi con cui Publiambiente SPA spiega ai cittadini il perché del passaggio a questo tipo di raccolta e il suo funzionamento. Siamo favorevoli al sistema “porta a porta” tanto che era parte del nostro programma e della nostra “carta di Empoli”. Si tratta di un primo passaggio verso un maggiore riuso dei materiali recuperati con conseguente riduzione dei rifiuti indifferenziati che finiscono in discarica (al momento Empoli è al 44,13% di rifiuti differenziati, dobbiamo arrivare almeno al 65% come chiede la UE).
Concetto ribadito anche dai tecnici di Publiambiente che ricordano ai cittadini che maggiore sarà la quantità di rifiuto differenziato e più lontano ci troveremo ad affrontare lo spettro di nuove discariche o ancora peggio gli inceneritori. Peccato però che nel regolamento approvato in comune non ci sia stata la volontà politica della giunta empolese di cancellare il riferimento agli inceneritori e che ci portò ad astenerci nella votazione del regolamento.
Rimane comunque vero il concetto che questo tipo di raccolta richiede lo sforzo e la volontà da parte del cittadino di effettuarla: considerato che ad oggi il 50% dei cittadini non fa la raccolta differenziata e i numerosi episodi che si stanno verificando di abbandoni di rifiuti selvaggi, si capisce come ci sia da lavorare molto sul senso civico oppure premiando chi la effettua correttamente. Anche se era prevedibile un rincaro necessario ad organizzare il servizio, il rincaro delle tariffe del + 33,1% per il triennio 2010-2012 e non il 30% come più volte dichiarato, non va certamente in questa direzione (+ 10% per il 2010; +10% per il 2011; +10% per il 2012 = + 33,1%).
Ancora nebuloso e per niente chiaro ai cittadini ci sembra il calcolo della tariffa: una parte fissa calcolata sui volumi dell’immobile e nucleo familiare, una parte variabile che valuta i rifiuti indifferenziati (la quantità no, allora che cosa? Il numero di scarichi? Quanti € per ogni scarico?). Vorremmo che fossero chiariti agli empolesi questi aspetti con la maggiore trasparenza possibile per consentire al “porta a porta” di svilupparsi correttamente e renderci partecipi di un gesto di buon senso civico per noi e per le generazioni future.

  

La Revet ed il vasetto di maionese…

Gabriele gennaio 4, 2011 Ambiente, In Evidenza, Politica News 2 Comments

Il 2010 si è chiuso con una barzelletta raccontata a mezzo stampa da una delle più grandi aziende di smaltimento rifiuti del centro Italia, la barzelletta del barattolo di maionese.
La Revet ci vuol far credere che per via di un piccolo ed innocente barattolo di maionese (pulito) si stia rischiando la paralisi dei rifiuti nelle aziende di mezza Toscana.
Questo avviene perché il presidente di Revet Caramassi, insiene a Franco Mori di Publiambiente, al presidente Revet Vetri Marco Ravagnani, a Sandro Masoni presidente di Coop Ati Castelfiorentino e Maggino Giglioli presidente Modus, è stato sottoposto a decreto penale di condanna per “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”.
Abbiamo troppa stima e rispetto per la magistratura per pensare che perda il suo tempo e spenda soldi pubblici dietro ad un barattolo di maionese, ed infatti così non è, il barattolo è un bieco tentativo di fare un po’ di sana disinformazione.
Il tribunale di Firenze ha infatti sottoposto a decreto i vertici di tutta la gestione rifiuti non per un barattolo di maionese, ma per un utilizzo improprio dell’assimilazione speciali-urbani, proprio quello che cercammo di far capire al Consiglio Comunale di Empoli quando si trattava di approvare i regolamenti di gestione.
Consigliamo alle aziende di non “portare la campana” sulla strada in quanto potrebbe configurarsi il reato di scarico abusivo o perseverando di discarica abusiva, inoltre per molte aziende quali bar, ristoranti, e commerciali di medio/piccole dimensioni l’assimilazione è consentita dalla legge.
Per le altre il contenuto della loro campana non è affatto del tutto uguale a quelle per uso urbano, i rifiuti speciali sono infatti mediamente molto più omogenei dei rifiuti urbani dove si hanno nello stesso sacchetto vetro, metalli e svariati polimeri plastici.

Per giustificare il tutto si parla di una “diversa interpretazione tra magistrati e i nostri avvocati” mettendo sullo stesso piano chi lavora in nome e per conto del popolo italiano e chi lavora per il proprio cliente, ci saremmo stupiti alquanto se gli avvocati che dovranno sostenere la difesa in dibattimento avessero sostenuto le stesse posizioni del pubblico ministero.

Vogliamo comunque tranquillizzare Revet informandola che potrà tranquillamente continuare a ritirare alle aziende plastica, vetro e metalli: solo dovrà farlo con formulario, rinunciando purtroppo alla quota variabile della TIA.

  

Ecco cos’era l’inceneritore innovativo

Gabriele novembre 30, 2010 Ambiente No Comments

Quando il sindaco Luciana Cappelli pronunciò in consiglio le parole “inceneritore innovativo” non ci sembrò un refuso vocale, anche se innovativo non è poi così lontano da nocivo.
Il consigliere Giacomelli sottolineò la cosa usando parole volgari e lontane dal mondo della politica come “prostituta” riferita ad “inceneritore” e “vergine” riferita ad “innovativo”.
Oggi probabilmente capiamo a cosa il Sindaco si riferiva, i tempi infatti collimano con l’approvazione, un po’ in sordina, da parte della Provincia di Pisa dell’iter procedurale per il pirogassificatore mobile.
Macchinario “innovativo” che dovrà essere costruito dalla NSE Industry di Empoli alla cui presentazione in pompa magna hanno partecipato sia il Sindaco sia il Presidente della Regione Enrico Rossi e verrà installato presso la Waste Recycling di Castelfranco di Sotto.
Un pirogassificatore è un inceneritore sotto mentite spoglie, si compone di due parti prima un processo di pirolisi a basso contenuto di ossigeno e successivamente la combustione ad alta temperatura del syngas che si è formato dal primo processo.
Il fatto che vi sia un primo processo a bassa temperatura e con bassa presenza di ossigeno non cambia il risultato finale relativamente alle emissioni, nel syngas si concentrano tutti i pericoli sanitari, diossine, metalli pesanti tipici di un normale processo di incenerimento.
Per assurdo i pericoli sono addirittura maggiori rispetto ad un tradizionale inceneritore, che noi contrastiamo, ma che ad oggi ha una casistica ed una esperienza trentennale.
Questi sono impianti sperimentali, che bruciano rifiuti tal quali quindi impossibile sapere cosa bruciano e che possono essere trasportati ovunque, vicino ad una scuola per esempio.
Quella che vi proponiamo ora è una delle tante assemblee informative che il Comitato Gestione Corretta Rifiuti Valdera sta organizzando, con grandi sacrifici e pochi mezzi, per informare la popolazione su tale impianto.
Buona visione.

  

Intervista col Pannolino (lavabile…)

Gabriele novembre 25, 2010 Ambiente 2 Comments


Ciao come ti chiami
Sono Francesca, ho 35 anni e sono mamma di una splendida bambina di 20 mesi

Sai che oggi si celebra la prima giornata nazionale del pannolino lavabile?
Certamente, ne sono una grande sostenitrice perché utilizzatrice soddisfatta di questa tipologia di pannolini.

Da quanto tempo li usi con la tua bambina?
Da quando aveva quattro mesi, quindi da circa un anno e mezzo.

Come mai non li hai utilizzati dalla nascita?
Perché i primi mesi sono stati molto intensi a causa dell’allattamento difficoltoso, non ho avuto tempo di pensare ad altro. Nel momento in cui mi sono assestata, e soprattutto tranquillizzata ho iniziato a pensare che esisteva anche un mondo al di fuori delle mura casalinghe, un mondo fatto di pannolini di stoffa lavabili.

Devo confessare però che lo stimolo vero e proprio è partito da un regalo ricevuto da una mia cugina tedesca: un pannolino lavabile. Questo regalo ha fatto nascere in me una curiosità immensa e soprattutto la voglia di provare a seguire questo cammino ecologico, salutare ed economico.

Puoi spiegarci cosa intendi per ecologico salutare ed economico?
Ecologico perché con l’utilizzo dei lavabili si riduce l’impatto ambientale, salutare, perché con il loro utilizzo quasi si annullano i rischi di dermatiti da pannolino, economico perché con una spesa iniziale che può variare secondo le tipologie da 300 a 800 € si risparmiano circa 800/1000 euro rispetto all’utilizzo di usa e getta.

Tornando indietro li useresti fin dalla nascita?
Sicuramente sì, è quello che farò con i miei prossimi figli. Sceglierei, però una tipologia specifica di pannolini lavabili, adatta ai primi mesi in cui i cambi sono circa 10/12 al giorno. Tessuti naturali, leggeri ma molto assorbenti, che si smacchiano facilmente e soprattutto asciugano velocemente.

A proposito del lavaggio, come si lavano e come si smacchiano questi pannolini?
Mia nonna lavava i vecchi ciripà a mano, con sapone di marsiglia e cenere per sbiancare. Noi donne moderne abbiamo la lavatrice! Di solito accumulo i pannolini in un secchio a secco(vuol dire senza ammollo) e ogni 2 giorni faccio una lavatrice.

Per i cattivi odori si può utilizzare qualche goccia di tea tree oil che ha anche potere battericida o dei dischetti naturali profumati agli agrumi. Per il lavaggio utilizzo un quarto del detersivo abituale rigorosamente eco, lavo a 60° con prelavaggio a freddo.
Ricordo che con i lavabili è vietato l’utilizzo di ammorbidenti e sbiancanti chimici. Per sbiancare si può tranquillamente usare un cucchiaio di percarborato all’ossigeno attivo (che non è il perborato, mi raccomando)da aggiungere nella vaschetta del detersivo e acido citrico in soluzione al 10% come ammorbidente o anche un cucchiaio di aceto che però non va bene per tutti i tipi di pannolino.
Tutti questi prodotti sono facilmente reperibili su internet o nei negozi di prodotti biologici. Ricordo che queste regole per il lavaggio valgono non solo per i pannolini lavabili ma anche per il bucato quotidiano di tutta la famiglia. Per quanto riguarda le macchie, in commercio esistono dei veli cattura pupù in cellulosa completamente biodegradabili (una volta sporchi di feci si gettano nel wc, altrimenti se solo bagnati di pipì si possono lavare con i pannolini e riutilizzare).
Questi veli si pongono tra il sederino del bebè e il pannolino proteggendolo sia dalle feci sia dalle creme all’ossido di zinco che altrimenti cererebbero il pannolino rendendolo inutilizzabile. Funzionano abbastanza bene, anche se alcune fuoriuscite sono inevitabili soprattutto nei primi mesi quando le feci dei neonati sono piuttosto liquide. Per smacchiarli uso una spazzola, olio di gomito e un po’ di sapone alla bile bovina o marsiglia (per i vegani). Poi tutto in lavatrice.

Francesca, non credi che in termini d’impatto ambientale l’utilizzo dei pannolini comporti maggiori consumi energetici?
A riguardo esistono numerosi studi che mettono a confronto l’utilizzo dei classici, usa e getta con i lavabili. Spesso siamo al pari in termini di consumi.

Non dimentichiamo però che utilizzando i lavabili si riduce drasticamente la massa di rifiuti solidi, si adotta un comportamento ecologico utilizzando eco-detersivi, si riducono i consumi energetici nei processi produttivi poiché le aziende che producono pannolini lavabili seguono un processo produttivo con un impatto ambientale molto più basso rispetto alle grandi multinazionali produttrici di pannolini usa e getta.
Non dimentichiamo poi l’aspetto salutare del pannolino lavabile. Il culetto dei nostri bambini non sarà appoggiato su sfere di gel chimici ma su tessuti naturali spesso biologici.

Insomma non ci sono ragioni valide per non usare i pannolini lavabili?
Sicuramente ci sono i pro e i contro anche per i lavabili. Innanzitutto richiedono più cura e manutenzione ma questo è facilmente intuibile paragonando i lavabili ai piatti di porcellana e gli usa e getta a quelli di plastica. Ci sono i tempi di asciugatura, ma anche in questo caso dipende dalle tipologie di pannolini ( ci sono i cosiddetti pannolini tecnici pocket, ovvero smontabili che asciugano in qualche ora).

Il segreto è averne un numero sufficiente (direi intorno ai 20/24) così da avere il tempo di lavare e asciugare. Sicuramente un altro contro è la voluminosità dei lavabili rispetto agli usa e getta, fanno un po’ il sederotto ma vi assicuro che parano molto bene dalle cadute. Tra l’altro alcuni pediatri consigliano l’uso di due pannolini usa e getta per i problemi concernenti le anche, quando basterebbe un bel lavabile per risolvere il problema.
In viaggio, sono meno pratici se per esempio non hai una lavatrice a portata di mano, ma non dobbiamo dimenticare che soprattutto d’estate i bimbi vanno lasciati il più possibile senza pannolino così da consentire alla pelle di respirare e poi vuoi mettere il senso di libertà? Un altro contro potrebbero essere le persone che ti circondano che continuamente ti dicono: ma chi te lo fa fare?ecco in questi casi ci vuole sangue freddo e dati alla mano per far capire quanto la tua scelta sia la scelta GIUSTA!

Francesca, mi chiedevo se questa scelta sia stata meditata soltanto da te o anche dal tuo compagno.
La scelta è partita da me, senza dubbio. Sono io che li ho scoperti, li ho cercati, li ho comprati e inizialmente lavati e fatti indossare. Col passare dei mesi, il mio compagno ha iniziato ad apprezzare oltre che condividere la mia scelta facendola propria.
Con il suo ingresso nel mondo dei lavabili, sicuramente il mio lavoro è diminuito. Spesso è lui che fa le lavatrici, stende i pannolini e li “farcisce”. E’ diventato bravo a farli indossare alla nostra pupa e mi sostiene dinanzi a parenti e amici con grande fierezza.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato avvicinandoti al mondo dei lavabili?
Sicuramente la scarsa informazione e la difficoltà di reperimento. Chi non naviga in internet ha veramente poche possibilità di conoscere questo mondo. C’è un sito in particolare che mi è stato di grandissimo aiuto che è www.pannolinilavabili.info.

Ho trovato tantissime informazioni e soprattutto tanta competenza e disponibilità da parte delle amministratrici.
Ci sono spazi informativi, forum, blog e addirittura un mercatino, dove poter scambiare regalare o acquistare pannolini usati o nuovi. C’è anche una bellissima opportunità di poter avere un kit prova con varie tipologie di pannolino a un prezzo veramente irrisorio.

Che cosa potrebbero fare le amministrazioni locali per diffondere la cultura del pannolino lavabile?
Dovrebbero promuoverne l’uso mettendo a disposizione di neo e future mamme dei kit di prova omaggio o a prezzo scontato.Non dimentichiamo che in Italia ci sono già tanti Comuni attivi in questo senso, anche se in Toscana c’è solo un Comune cosiddetto “virtuoso”.
Si dovrebbero organizzare degli incontri durante i corsi di preparazione alla nascita, dove non si parla solo di parto, pediatri e malattie ma anche di ambiente e dunque pannolini lavabili.

Francesca, siamo giunti alla fine della nostra intervista. Ti senti di dare qualche consiglio alle future mamme?
Innanzitutto consiglio di informarsi il più possibile sul mondo dei lavabili e sulle possibili alternative all’uso degli usa e getta che comprende oltre all’uso dei lavabili anche una più profonda conoscenza dei bisogni fisiologici dei nostri figli. A tal proposito vorrei consigliare un libro utilissimo di Laurie Boucke “Senza Pannolino “ovvero come educare i neonati al vasino, sin dai primi mesi di vita.

Consiglio inoltre di non lasciarsi condizionare da parenti e amici, di non lasciarsi scoraggiare dalla cura e dalla manutenzione o dai piccoli incidenti di percorso che soprattutto all’inizio sono abbastanza frequenti (d’altronde a chi non è mai capitato di cambiare un neonato da capo a piedi utilizzando gli usa e getta?).
Ci vuole pochissimo tempo per imparare a usarli e una volta scoperti sarà impossibile abbandonarli.
Non arrendersi è la parola d’ordine. Esistono tanti accessori che ne facilitano l’utilizzo: i veli raccogli feci, gli allunga body, la lavatrice e l’asciugatrice. I lavabili si possono riutilizzare per altri figli, possono essere regalati ad amici o parenti, essere rivenduti o scambiati o ancora regalati a chi ne ha veramente bisogno, ma non ha la possibilità di acquistarli.
Vorrei ricordare infine che non bisogna per forza essere mamme o papà per diffondere l’utilizzo dei pannolini lavabili, chiunque può regalarli a chi è in dolce attesa al posto d’inutili regali spesso inutilizzati.

Viva i lavabili!



  

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  • La riforma del Senato della P2 #glielochiedelicio
    PDue(02:00)googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1372239052320-0'); }); "Fare le riforme: questo è, più che un programma politico, lo slogan pubblicitario ossessivamente ripetuto dal Governo, dai tweet alle slides, dalle conferenze stampa alle interviste. Ed intanto, non si è fatto nulla. Ma si farà. Ed è questo fare ch
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Flash news dal mondo

Più di mille impianti pericolosi in Italia, ma la gente non lo sa

30 gen 2013

impianto

Un nuovo studio effettuato da Legambiente mette a nudo la disorganizzazione dell’Italia. Non che ci sorprendano tali dati, ma nemmeno pensavamo a casi di queste proporzioni. Il numero chiave oggi è 1.100, ed è il numero di impianti industriali che sono potenzialmente bombe pronte ad esplodere, con conseguenze anche peggiori …

Pirogassificatore: Perché la regione impugna la sentenza del TAR?

29 gen 2013

scarselli_luca

Apprendiamo con immenso sdegno che la Regione Toscana ha impugnato la sentenza del T.A.R. Toscana che nel dicembre scorso aveva annullato l’autorizzazione per l’impianto di incenerimento rifiuti di Castelfranco di Sotto Non comprendiamo questo “accanimento terapeutico” in favore di due società private. Il caro presidente Rossi deve oramai rispondere a …

Flash news da Empoli

«No all’inceneritore di Fibbiana», centinaia di adesioni al comitato

9 gen 2014

soa fibbiana

Cittadini contro Comune e Colorobbia che vuole realizzare un impianto per produrre energia dai rifiuti «Preoccupati per l’ambiente e la nostra salute». Oggi incontro pubblico in municipio a Montelupo MONTELUPO. Un comitato per dire No all’inceneritore di Fibbiana. È quello a cui hanno dato vita nelle ultime ore un gruppo …

Morire di lavoro

Luigi Rossi, 15 anni, Sparanise (Caserta)

27 set 2011

La vittima, Francesco Rossi, studente di un istituto professionale di Vairano promosso al secondo anno di studi, ha perso la vita rimanendo schiacciato sotto il trattore di proprietà del padre Luigi. Il quale, dopo l’incidente, in evidente stato di choc non è stato però in gradi di ricostruire per filo …

Commenti recenti

  • runespirit: I dati degli ultimi 5 anni sarebbero piu interessanti....
  • Massimo: Sono un genitore di una alunna che frequenta l'Enriques a Ca...
  • chiara: Le donne dovrebbero imparare ad essere donne, a rendersi con...
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  • Gabriele: Per commenti positivi di donne sulla coppetta puoi andare su...
  • Silla: Chissà come mai i commenti più positivi a questo articolo ve...
  • Daniele Ulivelli: E meno male che quello di Fucecchio è un buon sito...