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Rifiuti: a fine anno la prevista abolizione degli ATO. L’incertezza sull’affidamento delle competenze

Gabriele dicembre 13, 2010 Notizie dal mondo No Comments

La legge nazionale 42/2010 prevede entro il 31 dicembre 2010 la chiusura delle autorità d’ambito territoriale che organizzano, affidano e controllano la gestione del servizio idrico e dei rifiuti. La legge assegna alle Regioni il compito di decidere a chi trasferire le competenze. Ma a pochi giorni dalla fine dell’anno regna l’incertezza

L’ambito territoriale ottimale (ATO) è un territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, tra cui l’idrico e quello dei rifiuti. Su questi ambiti, individuati dalle Regioni, agiscono le Autorità d’Ambito, strutture con personalità giuridica che organizzano, affidano e controllano la gestione del servizio. Entro il 31 dicembre 2010 le autorità d’ambito territoriale dovrebbero chiudere i battenti. Lo prevede un provvedimento legislativo nazionale, la legge 42/2010, che mette in chiaro come a partire dalla fine dell’anno saranno nulli gli atti assunti da questi enti e demanda alle Regioni l’emanazione delle norme che disciplinano il trasferimento delle funzioni.

“A partire dal primo gennaio saranno illegittimi gli atti degli ATO. Si corre il rischio di un vuoto di potere e di ruolo. Se chiude una discarica chi deciderà sul flusso dei rifiuti? Chi vigilerà sull’affidamento dei contratti?”. Si domanda Paolo Foietta, presidente dell’ATO Rifiuti Torinese, interpellato da Eco dalle Città.

“Il provvedimento nazionale – ha continuato Foietta – ha demandato alle Regioni il compito di emanazione delle norme che disciplinano il trasferimento delle funzioni degli ATO senza indicare a chi affidarle. E questo ha creato una situazione di confusione: alcune Regioni si stanno indirizzando verso il passaggio alle Province, come il Friuli Venezia Giulia. Altre optano, Toscana ed Emilia-Romagna, per un concentramento regionale delle funzioni. E ancora, la Sicilia, prevede il mantenimento degli ATO in quanto Regione a statuto speciale”.

La confusione regna sovrana. “E’ necessario fare chiarezza sulle competenze delle istituzioni sul ciclo dei rifiuti e delle acque, sia nella fase di programmazione che in quella di gestione” ha dichiarato presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione. “Mancano davvero pochi giorni al termine della scadenza fissata dalla manovra finanziaria per il 2010. Credo sia urgente che Regioni, Province e Comuni si incontrino per fare il punto su quanto sta avvenendo nei territori e tracciare un quadro complessivo che definisca, in maniera uniforme su tutto il territorio, le nuove competenze di Province e Comuni”.

Le Province rivendicano l’affidamento delle competenze finora assunte dagli ATO. “Noi siamo convinti – aggiunge Castiglione – che le competenze di programmazione e regolazione esercitate fino ad ora dagli Ato debbano essere poste in capo alle Province. E siamo altrettanto convinti che la gestione dei rifiuti e delle acque debba essere affidata ad aziende specializzate siano esse pubbliche che private, tramite gare e non con concessioni dirette. Abbiamo predisposto una nostra proposta che, attraverso le Upi Regionali, stiamo sottoponendo a tutte le Regioni. Siamo pronti a discuterne da subito con l’Anci, il Governo e le Regioni, per trovare soluzioni condivise che consentano al Paese di avere un quadro di riferimento univoco in tutti i territori ”.

Anche i Comuni rivendicano la competenza in materia di rifiuti e acqua. Il 2 dicembre 2010 il Comitato direttivo dell’Anci ha approvato all’unanimità un ordine del giorno con le proposte dei Comuni in merito alla soppressione degli ATO. “La titolarità della definizione dei criteri ai quali dovrà sottostare la gestione integrata dei rifiuti è ora delle Regioni che stanno legiferando in materia, togliendo competenze comunali in tema, anche per quanto riguarda la raccolta differenziata” ha dichiarato Filippo Bernocchi, vice Presidente Anci. ”A nostro avviso – sottolinea Bernocchi – si tratta di interventi legislativi illegittimi e contrari ai principi della leale collaborazione fra istituzioni in un settore che, e la Campania ce lo insegna, è particolarmente sensibile e merita unitarietà di intenti. Il rischio che discende da questa situazione è che venga messo a repentaglio un sistema che e’ stato faticosamente realizzato nel corso degli anni e che questo ci porti ad una “campanizzazione” del Paese, con tutte le conseguenze negativa che sono facilmente immaginabili”.

A meno di un mese dalla prevista chiusura degli ATO il dialogo istituzionale sembra non avanzare. Nel corso dell’ultimo consiglio direttivo l’Anci avevano chiesto di inserire all’ordine del giorno della riunione straordinaria della Conferenza Unificata Stato-Regioni, prevista per il 9 dicembre, le problematiche relative all’abrogazione delle autorità d’ambito territoriale ottimale con particolare attenzione al trasferimento di competenza sulla gestione dei rifiuti in atto nella Regione Campania. All’ultimo momento la decisione di rinviare la riunione dopo la richiesta di slittamento da parte delle Regioni (per un altro punto all’ordine del giorno). Dura la reazione del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca: “Non possiamo che esprimere sconcerto per una decisione di una gravità inaudita. In questo modo si rischia ora di aggiungere, ad una emergenza drammatica (come quella della igiene urbana a Napoli) anche una situazione di caos istituzionale. Adesso infatti i 551 Comuni campani sono in una situazione di sbando, sia per quanto riguarda servizi pubblici essenziali, sia per la predisposizione dei loro bilanci”.

Fonte:Ecodallecittà

  

La Corte di Cassazione dichiara legittimi i quesiti referendari!

Gabriele dicembre 10, 2010 Notizie dal mondo No Comments

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Poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l’ordinanza della Corte Suprema di Cassazione con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.

In particolare nell’ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall’IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase “nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale”;
- si estende il 2° quesito con la seguente frase “nel testo risultante dall’articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168″.
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.

Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!

Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l’acqua pubblica!

Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell’acqua!

Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell’acqua!

  

Il nucleare francese non resiste ai fiocchi di neve

Gabriele dicembre 8, 2010 Notizie dal mondo No Comments

”Clan du néon” contro gli sprechi

Il 4 dicembre un tetto di un edificio annesso alla centrale nucleare francese di Flamanville (Manche) ha ceduto sotto il peso della neve. Nell’edificio sono stoccati fusti contenenti oggetti contaminati. “Sortir du nuclèaire”, la rete delle associazioni no-nuke francesi, sottolinea che «Un tale avvenimento non è inedito, perché già nel dicembre 1990 il tetto del supergeneratore Superphénix era anche lui crollato in seguito a delle precipitazioni di neve. Questo oggi ci ricorda la vulnerabilità delle installazioni nucleari».

E “Sortir du nucléaire” chiede: «Quali sono stati i danni causati dal crollo del tetto? La neve che è caduta su queste scorie non rischia di contaminare l’ambiente una volta sciolta? E se i materiali degli edifici non resistono alla neve, come possono pretendere di resistere ad un crash di un aereo?».

Ma il gelo e la neve hanno (ri)messo soprattutto a nudo  l’incapacità del nucleare francese di affrontare i picchi di consumo invernali. Gli ambientalisti spiegano che «Da oltre una trentina di anni,  pour assorbire a la sovra-produzione delle centrali nucleari, la Francia paralizzato le politiche di risparmio energetico e sviluppato massicciamente il riscaldamento elettrico». Così, in caso di ondate di gelo come quelle che stanno colpendo la Francia, la domanda di elettricità esplode. Secondo i dati ufficiali forniti in tempo reale dal Réseau de Transport d’élettricité (Rte), alla fine della settimana scorsa il consumo di elettricità ha oltrepassato 91 000 MW al giorno. Il problema è che in Francia le centrali nucleari forniscono il 78% dell’elettricità, ma non hanno praticamente nessuna flessibilità per potersi adattare a forti variazioni dei consumi, soprattutto quando 10 reattori su 58 sono fermi per manutenzione.

La favola dell’energia nucleare francese efficiente che viene esportata, è smentita da qualche anno: la Francia importa annualmente più elettricità dai suoi vicini (Italia compresa) di quanta ne esporti. E “Sortir du nucléaire” sottolinea: «Nel periodo di punta paghiamo un forte prezzo. La scorsa settimana il prezzo del MWh è raddoppiato per raggiungere più di 190 euro. Malgrado queste importazioni rovinose, delle interruzioni di corrente restano possibili: in Francia avremo così sia il nucleare…. che la candela. Il sistema nucleare che è stato imposto alla popolazione e sia molto pericoloso che molto fragile. Lontano dal permettere l’indipendenza energetica della Francia, rende il nostro Paese interamente dipendente dall’estero, questo sia che si tratti di acquistare l’uranio .. o direttamente l’elettricità, prodotta dalle centrali termiche che emettono più gas serra. E’ il colmo in pieno summit di Cancun sui cambiamenti climatici!»
Per dare un chiaro e concreto segnale della lotta agli sprechi energetici,  Réseau “Sortir du nucléaire” nella notte tra il 4 e il 5 dicembre ha partecipato ad un’azione “clan du néon” nelle strade di Lione per lottare contro lo spreco di elettricità spegnendo le insegne al neon delle attività commerciali tenute accese inutilmente tutta la notte.

Fonte:Greenreport.it

  

La parola ai numeri: Disoccupazione

Gabriele dicembre 6, 2010 Notizie dal mondo No Comments

Nota: la linea rossa rappresenta il tasso di discoccupazione, gli istogrammi rappresentano il numero di lavoratori equivalenti a tempo pieno in cassa integrazione.

Il disagio occupazionale in Italia non accenna a diminuire. A ottobre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il massimo da quando esistono le indagini mensili dell’Istat, ovvero dal 2004 (rispetto alle serie storiche trimestrali dal I trimestre 2003 quando la discoccupazione era 9, 1%). A questo tasso bisognerebbe aggiungere il numero di persone a tempo pieno le cui prestazioni sono state ridotte a zero ore grazie ai trattamenti di Cassa Integrazione (gli istogrammi nel grafico dividono il totale di ore autorizzate per il numero medio di ore mensili di un lavoratore a tempo pieno). Sommando i due dati si giunge a un indice di disagio occupazionale superiore all’11 per cento.

C’è ancora qualcuno che osa sostenere che la crisi da noi ha avuto solo un modesto impatto sul mercato del lavoro?

  

Lista dei perché l’acqua deve essere pubblica

Gabriele dicembre 3, 2010 Notizie dal mondo No Comments

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• L’acqua deve essere pubblica perché ognuno di noi è fatto al 70% di acqua
• L’acqua deve essere pubblica perché è il bene comune più prezioso al mondo… perché non ha colore…
perché senza Lei si muore
• L’acqua deve essere pubblica perché è un diritto di tutti, altrimenti è un privilegio
perché se l’acqua è di tutti… tutti ne avranno cura
al contrario, se l’acqua è di pochi… si faranno solo gli interessi di quei pochi
• L’acqua deve essere pubblica perché l’hanno già chiesto un milione e mezzo di cittadini italiani
e perché in paesi democratici e civili, la privatizzazione dell’acqua è fuori legge e vietata
• L’acqua deve essere pubblica perché oggi in Italia ci sono 128 comuni con acqua fuorilegge, fuorilegge perché con
quantità di arsenico superiori al limite tollerabile, e quell’acqua guarda caso è privata.
• L’acqua deve essere pubblica perché non è una merce… e se uno è contrario a che l’acqua sia un bene pubblico e di tutti, è
perché ha interessi personali forti e poco limpidi
• L’acqua deve essere pubblica perché oggi, in Italia come nel Mondo, le società private aumentano le tariffe a piacimento e,
se non puoi pagare, ti chiudono il rubinetto… anche se sei un anziano, anche se sei povero, anche se ne hai bisogno
• L’acqua deve essere pubblica perché SI! Ecco, ACQUA BENE DI TUTTI !… non dovrebbe nemmeno essere in discussione!
• L’acqua deve essere pubblica perché le nuvole, la pioggia ed i ghiacciai non hanno mai avuto padroni ed è l’acqua che
connette tutti gli esseri umani e ogni parte del pianeta attraverso il suo ciclo.
• L’acqua deve essere pubblica perché tutti abbiamo il Diritto all’acqua e tutti abbiamo il dovere di proteggerla.
perché non è sostituibile e non può essere trattata come una merce.
• L’acqua deve essere pubblica perché un privato pensa al suo profitto, non all’interesse comune
e perché il contrario di “pubblico” è il termine “segreto” e segreti sull’acqua non ce ne devono essere
• L’acqua deve essere pubblica perché per le multinazionali esistono solo utenti non persone, solo contatori… e bollette
• L’acqua deve essere pubblica perché altrimenti tutte le prossime guerre si combatteranno per l’acqua
perché l’acqua è il sangue della terra
• L’acqua deve essere pubblica perché speculare sull’acqua è inaccettabile in una società civile
• L’acqua deve essere pubblica perché non esiste acqua di serie A o acqua di serie B
perché l’acqua è un Bene Comune… un Diritto… e non una merce!
• L’acqua deve essere pubblica perché è vita e la vita non può avere un prezzo
• L’Acqua deve essere pubblica perché acqua sei tu… e sono io
• L’Acqua deve essere pubblica perché si scrive Acqua… e si legge Democrazia

  

Albero di Natale, è quello vero il più ecologico

Gabriele novembre 30, 2010 Notizie dal mondo No Comments

L’8 Dicembre, data che la tradizione elegge per l’allestimento degli addobbi natalizi, si avvicina e gli italiani si accingono a spendere 150 milioni di euro per acquistare (secondo le stime) 8 milioni di alberi veri. Si conferma, secondo le stime della  Cia Confederazione italiana agricoltori, che ha condotto un’indagine nelle sue strutture territoriali e nei vivai, il trend degli ultimi anni. Anche per il Natale 2010, passata ormai abbondantemente la moda spacciata per ecologica dell’albero finto (solo in 5 milioni ne compreranno uno) le case torneranno a profumare delle fragranti resine di Picea abies, ed Abies alba, le specie più commercializzate come alberi di Natale.

Gli alberelli provengono per l’85 per cento da vivaio. Di questi oltre il 60 per cento sono coltivati in Italia, prevalentemente in: Toscana (province di Arezzo e Pistoia), Veneto e Friuli. Una quota consistente proviene dal Nord Europa, in particolare dalla Danimarca, stato delle cui politiche agronomiche e forestali, ci si può senz’altro fidare. Il restante 15 per cento (cimali o punte di abete) derivano dai prodotti degli sfolli e dei diradamenti delle fustaie coetanee di abete, ovvero da operazioni colturali di routine nella pratica selvicolturale forestale che verrebbero comunque compiute. Acquistando gli alberi veri, pertanto si contribuisce a sovvenzionare la gestione dei boschi, che tutela i versanti dal dissesto idrogeologico, dall’erosione, dalle frane e dagli smottamenti.

La Cia invita, inoltre, ad acquistare gli alberi di Natale dai venditori autorizzati, preferendo comunque quelli che conservano l’apparato radicale, i quali potranno essere ripiantati nei vivai che si stanno attrezzando ad operazioni di raccolta (ispirati forse dal metodo IKEA che quest’anno addirittura rinfoltirà  di piante l’habitat dell’orso marsicano). Riguardo al piantare gli alberi dismessi nei giardini privati, nei parchi e nelle campagne ci si rimette alla sensibilità paesaggistica ed ecologica dei singoli ed al buon senso. Assolutamente da evitarsi nelle fasce di pianura e di bassa collina o in associazione con palme, lecci e ligustri.

Gli alberi finti, invece,  provengono per la maggior parte dalla Cina (80% del mercato italiano), consumano petrolio e liberano gas serra per realizzazione e trasporto. Inoltre per la loro degradazione gli alberi di sintesi richiedono oltre 200 anni. I prezzi degli alberi veri sono essenzialmente stabili da qualche anno. Quelli di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro, sopra i 2 metri di altezza c’è un incremento considerevole di prezzo dovuto all’età maggiore della pianta e ai superiori costi di trasporto. Per quelli di plastica, si va da un minimo di 10 a un massimo di 200-250 euro. Un minimo di 20 euro per un albero vivo, profumato, protettore dell’agricoltura e dei versanti, un minimo di 10 euro per un albero di plastica di dubbia origine, molto probabilmente lontana e di lunga vita nell’ecosistema (200 anni). Ne vale la pena?


Fonte:Ecologiae.com

  

Rifiuti: ennesima presa in giro

Gabriele novembre 29, 2010 Notizie dal mondo No Comments

Offensiva la proposta di rivolgersi a Impregilo.

Il decreto approvato, dopo lunga e anomala procedura, non risponde al bisogno di uscire definitivamente dalla emergenza rifiuti. In realtà si ripropone una ricetta che ha già fallito in questi lunghissimi diciassette anni di commissariamento, fatta di inceneritori e di discariche senza investire adeguatatamente sul futuro nel rispetto delle indicazioni che vengono dalle direttive comunitarie.

Lo scontro di potere di questi giorni era esclusivamente legato a chi doveva gestire la partita di un miliardo di euro per costruire gli inceneritori e non già su quali soluzioni immediate e di prospettiva offrire ai cittadini della Campania.

Questa volta il presidente Berlusconi riuscirà a rispettare i quindici giorni per ripulire le strade di Napoli grazie alla disponibilità mostrata dalle altre Istituzioni locali, ma ancora una volta, come due anni fa, sarà solo una operazione di facciata, tornando a mettere la polvere sotto il tappeto.

Per costruire gli inceneritori occorreranno almeno quattro anni e le discariche in Campania si esauriranno tra la primavera e l’autunno del 2011: senza predisporre le soluzioni, che incidono radicalmente sulla quantità di rifiuti prodotti , ci troveremo da qui a pochi mesi di nuovo con i rifiuti per strada.

Questa è stata l’ennesima emergenza utilizzata per forzare la mano sulle deroghe normative e sulla volontà delle popolazioni: è stata la classica emergenza che alimenta l’emergenza che favorisce solo chi sui rifiuti ha sempre lucrato.

La Campania ha bisogno di avviare da subito la riduzione dei rifiuti da trattare con interventi radicali per ridurre gli imballaggi, raccolta differenziata porta a porta, trattamento di selezione utilizzando le tecniche del centro di riciclo di Vedelago (modello che verrà già realizzato nella Provincia di Benevento) , impianti per il compostaggio della frazione umida.
Erano queste le norme necessarie in un decreto che volesse affrontare seriamente il problema dei rifiuti trasformandolo in una straordinaria opportunità di civiltà e di opportunità di lavoro e di ricchezza..

Ma di questo non c’è traccia e soprattutto le risorse sono del tutto inadeguate rispetto alle difficoltà che sta vivendo il territorio campano.

E poi è gravissima la dichiarazione di Berlusconi che auspica addirittura di affidare la costruzione degli inceneritori direttamente alla Impregilo, i cui uomini già definì eroi durante la cerimonia di apertura dell’inceneritore di Acerra, benché siano tra i maggiori responsabili del disastro in Campania e sotto processo per questo. Un presidente del Consiglio serio avrebbe dovuto chiedere i danni alla Impregilo, a cominciare dalle ecoballe di Giugliano lasciate in eredità con il loro carico di inquinamento.

Fonte:ilfattoquotidiano.it

  

Veronesi alla Camera: conferma di essere nuclearista e di capirci poco di energia

Gabriele novembre 25, 2010 Notizie dal mondo No Comments

Il presidente designato dell’Agenzia per la sicurezza Umberto Veronesi a tutto campo nella sua prima vera uscita pubblica in sede istituzionale. Infatti è stato sentito in Parlamento davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera che martedì voteranno sulla sua nomina. Innanzi tutto tiene a sottolineare che non c’è stato nessun ripensamento, nessuna marcia indietro rispetto alla disponibilità data, come poteva sembrare da alcune dichiarazioni apparse ieri sul Financial Times.

E poi sul nucleare dichiara: «tutta Italia si rende conto che il nucleare è inevitabile, perché fra 50 anni non avremo più petrolio, fra 100 anni non ci sarà più carbone e fra 150 finirà il gas: poi saremo all’asciutto. L’unica soluzione possibile, dunque, è l’atomo. Adesso c’é la fissione nucleare, tra 20 anni ci sarà la quarta generazione che non avrà più scorie e poi negli anni ’70 arriverà la fusione. Se abbiamo amore per i nostri figli e i nostri nipoti dobbiamo intraprendere questa strada, perché saranno loro che intorno al 2120 vivranno la tragedia della carenza di energia».

Nuclearista convinto quindi, che non cita neppure per sbaglio la necessità di riduzione dei consumi, dell’efficienza energetica, dell’investimento sulle energie rinnovabili che già oggi in un sistema fortemente incentrato sulle fonti fossili hanno dimostrato di coprire una discreta fetta del fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica (19,6% nel 2009). E poi tutte queste masse che vogliono il nucleare per ora non le scorgiamo. Anzi alcuni sondaggi dicono tutto il contrario (ma sono solo sondaggi) e presidenti di regione e sindaci (di centrosinistra e centrodestra) non fanno certo a gara per ospitare gli impianti nucleari (e questi sono fatti, l’ultimo no, pesantissimo per il governo, è arrivato ieri dal consiglio regionale del Lazio). Se poi si vuole imporre l’atomo con la forza allora si entra un un’altra dimensione del ragionamento.

Veronesi nell’occasione dell’audizione davanti alle commissioni si è levato anche qualche sassolino dalla scarpa facendo vedere il proprio curriculum e aggiungendo: «Qualcuno ha detto che sono vecchio: è vero ho 86 anni, ma non ho l’Alzheimer e leggo ancora senza occhiali». Sull’esito del voto il senatore del Pd (ci chiediamo fino a quando?) appare sereno credendo che i deputati voteranno abbondantemente a favore: «tuttavia, assicura, se non dovesse succedere non ne farei una malattia, del resto i miei familiari e i miei collaboratori sono contrari».

Qualche dubbio rimane aperto dato che il Pd si è opposto alla sua nomina: «Pensavo ingenuamente che il fatto che la sicurezza fosse in mano alla sinistra fosse una garanzia per la protezione della popolazione. Mi sembrava ragionevole, quindi non me lo aspettavo» ha concluso l’oncologo.

Per quanto riguarda invece il vero avvio dell’Agenzia Veronesi non ha fatto nessuna previsione dato che le nomine dopo il voto in Commissione, devono ripassare dal Consiglio dei ministri e poi dal Quirinale.

Fonte:Greenreport.it

  

Un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta

Gabriele novembre 24, 2010 Notizie dal mondo No Comments

Martedì 23 novembre, nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2010, si è svolto a Roma presso l’Università della Sapienza il convegno “Cestinare il Cestino. Modelli comunicativi per la prevenzione e la raccolta domiciliare dei rifiuti urbani”. Presentato per l’occasione un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta
Annalisa Mancini

C’è un decalogo per la buona comunicazione della raccolta differenziata porta a porta. Poco più di dieci regole, semplici e collaudate, presentate da Paolo Silingardi, esperto di comunicazione di ACHAB Group, nel corso del convegno ‘Cestinare il cestino: modelli comunicativi per la prevenzione e la raccolta domiciliare dei rifiuti urbani’ organizzato a Roma all’interno della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2010. Un prontuario di errori commessi in passato e da non ripetere, a uso di amministrazioni locali e aziende municipalizzate.

Innanzitutto, pianificare. Non partire senza una buona campagna di comunicazione e veicolarla in anticipo. Secondo, usare strumenti adatti al dialogo con il cittadino, il più possibile diretti. Niente lettere: Silingardi, e le amministrazioni che con lui hanno avviato con successo il servizio porta a porta, prediligono gli incontri di quartiere: gruppi di cittadini e associazioni locali. Formare gli operatori ecologici al contatto quotidiano con il cittadino. Terzo: non limitare la sperimentazione a pochi cittadini ma scegliere dimensioni territoriali adeguate. Il rischio è che il gruppo sperimentale si senta discriminato e si rivolga al cassonetto dei vicini, decretando il fallimento della raccolta.

Quarto: dialogare con i cittadini prima e durante l’avvio del servizio. Non cedere su punti essenziali solo per ‘evitare conflitti’. Il successo dell’iniziativa risulterebbe inevitabilmente compromesso. Quinto: adattare le modalità al tessuto urbano (frequenza di raccolta, dimensioni dei raccoglitori, ecc.). Sesto: tutti i sono cittadini sono utenti della raccolta differenziata, comprese le minoranze etniche. Settimo: organizzare servizi personalizzati per fasce di utenti, con orari diversi per le abitazioni, le aziende e gli esercizi commerciali. Frequenza ravvicinata, ad esempio, per asili e famiglie con bambini. Ottavo: adattare il contenitore al luogo in cui sarà collocato. No ai sacchi di mater-bi in centro città senza protezione: saranno esposti agli attacchi di animali domestici e randagi.

E ancora, no alle grandi riunioni, sì agli incontri con piccoli gruppi. La folla aumenta il rischio di contestazioni e impedisce ai cittadini di esprimersi adeguatamente. Infine, non partire senza un’isola ecologica: è un’alternativa indispensabile per i cittadini privati del cassonetto. E niente promesse impossibili. Non promettere riduzioni delle tariffe se il bilancio non lo permette.

La regola base, spiega Silingardi, è ‘adattare il servizio’ al territorio e ai suoi abitanti ’come l’abito di un sarto’. La fascia più difficile da convertire è quella compresa fra i 30-45 anni, abituata al consumismo, la più ricettiva quella degli anziani, che ‘hanno il senso del valore della materia’. Con una buona comunicazione è possibile vincere le naturali resistenze al cambiamento, e i numeri lo dimostrano: dove la raccolta porta a porta è stata sostenuta da una comunicazione efficace, i rifiuti sono diminuiti del 20%. Il 3% è ‘migrato’ verso i cassonetti limitrofi, ma il 17% corrisponde a una riduzione effettiva, merito di una maggiore responsabilizzazione dei cittadini.

Fonte:Ecodallecittà.com

  

Costruire e riqualificare in classe A

Gabriele novembre 23, 2010 Notizie dal mondo No Comments

Lo scorso 8 novembre, pubblico e mondo dell’impresa si sono confrontati nel corso del convegno “Regole ed innovazione tecnologiche per l’efficienza energetica in edilizia” organizzato dall’Agenzia fiorentina per l’energia e dal Comune di Bagno a Ripoli (FI).

La situazione energetica del nostro paese è piuttosto critica, come ha affermato Sergio Gatteschi, Amministratore unico dell’Agenzia Fiorentina dell’Energia; l’Italia, infatti, importa 190 miliardi circa tra petrolio, gas e altri combustibili fossili, per un costo di circa 60 miliardi ogni anno. Oltre a ciò, vi è da considerare che negli ultimi 50 anni il costo del petrolio è aumentato tantissimo, e, in futuro, è prevedibile che costerà ancora di più, visto che nuove economie sono entrate nello scenario mondiale, chiedendo ed assorbendo grandi quantitativi di petrolio. Investire nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico è, quindi, un buon modo per affrontare meglio la crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo.
L’Unione Europea ci chiede di aumentare la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili del 20%, ed il Patto dei Sindaci si pone obiettivi anche più ambiziosi, ma nonostante ciò, i dati ci mostrano che, in Italia, le energie alternative non sono decollate come avrebbero dovuto. Investire nel risparmio termico e nel miglioramento dell’efficienza energetica è un buon investimento, ma la green economy stenta a decollare nel nostro Paese.
Allora dobbiamo affrontare il tema partendo dal concetto che esistono in edilizia le spese di gestione, queste spese sono anche legate al riscaldamento e al raffreddamento delle case: investire sul risparmio energetico nelle case non significa quindi aumentare i costi, ma puntare sulla ottimizzazione dei costi di gestione.
Nella nostra Regione è ormai obbligatorio produrre un attestato di certificazione energetica per tutti gli edifici di nuova costruzione, per quelli sottoposti a ricostruzione in seguito a demolizione e per quelli che devono essere venduti o affittati. Questo potrebbe essere un ulteriore stimolo per investire nell’ottimizzare l’efficienza energetica degli edifici adibiti a civili abitazioni. Importanti investimenti potrebbero venire dalle ristrutturazioni (facciate, infissi, tetti); anche questo tipo di interventi può portare notevoli risparmi economici e ridurre l’impronta ambientale, legata all’abbassamento delle emissioni in atmosfera (CO2 e polveri sottili in particolare) prodotte dalle caldaie delle abitazioni private.
La Pubblica Amministrazione può svolgere, secondo l’Assessore all’ambiente del Comune di Bagno a Ripoli Claudio Tonarelli, un ruolo importante, facendosi portavoce di una nuova cultura volta all’efficienza energetica.
I Comuni possono inserire nei loro regolamenti e nei loro atti di pianificazione norme che favoriscono iniziativeper la produzione di energia rinnovabile, possono stimolare il recupero del patrimonio edilizio esistente, se di qualità, o la riconversione in edifici ambientalmente più sostenibili.
I Comuni, nei loro atti di pianificazione, possono favorire l’uso di energie rinnovabili, partendo considerando che il territorio esprime le condizioni di vita dell’uomo che lo vive, e che la qualità paesaggistica deve essere salvaguardata.
I Comuni non devono impedire l’installazione di impianti fotovoltaici o eolici, ma chiedersi come questi impianti meglio si possono adeguare al territorio in cui vengono realizzati.

Per questo motivo è necessario che tra il PIT della Regione Toscana, il piano territoriale di coordinamento della Provincia di Firenze, i piani urbanistici e i regolamenti edilizi delle diverse amministrazioni, vi sia grande armonia, con l’obiettivo di promuovere e favorire l’affermazione delle fonti da energia rinnovabile.

  

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29 gen 2013

scarselli_luca

Apprendiamo con immenso sdegno che la Regione Toscana ha impugnato la sentenza del T.A.R. Toscana che nel dicembre scorso aveva annullato l’autorizzazione per l’impianto di incenerimento rifiuti di Castelfranco di Sotto Non comprendiamo questo “accanimento terapeutico” in favore di due società private. Il caro presidente Rossi deve oramai rispondere a …

Flash news da Empoli

«No all’inceneritore di Fibbiana», centinaia di adesioni al comitato

9 gen 2014

soa fibbiana

Cittadini contro Comune e Colorobbia che vuole realizzare un impianto per produrre energia dai rifiuti «Preoccupati per l’ambiente e la nostra salute». Oggi incontro pubblico in municipio a Montelupo MONTELUPO. Un comitato per dire No all’inceneritore di Fibbiana. È quello a cui hanno dato vita nelle ultime ore un gruppo …

Morire di lavoro

Luigi Rossi, 15 anni, Sparanise (Caserta)

27 set 2011

La vittima, Francesco Rossi, studente di un istituto professionale di Vairano promosso al secondo anno di studi, ha perso la vita rimanendo schiacciato sotto il trattore di proprietà del padre Luigi. Il quale, dopo l’incidente, in evidente stato di choc non è stato però in gradi di ricostruire per filo …

Commenti recenti

  • runespirit: I dati degli ultimi 5 anni sarebbero piu interessanti....
  • Massimo: Sono un genitore di una alunna che frequenta l'Enriques a Ca...
  • chiara: Le donne dovrebbero imparare ad essere donne, a rendersi con...
  • Nicoal: Se c'è una minima volontà di fare un inceneritore nella zona...
  • Gabriele: Per commenti positivi di donne sulla coppetta puoi andare su...
  • Silla: Chissà come mai i commenti più positivi a questo articolo ve...
  • Daniele Ulivelli: E meno male che quello di Fucecchio è un buon sito...