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Più di mille impianti pericolosi in Italia, ma la gente non lo sa

Gabriele gennaio 30, 2013 Notizie dal mondo 1 Comment

impianto
Un nuovo studio effettuato da Legambiente mette a nudo la disorganizzazione dell’Italia. Non che ci sorprendano tali dati, ma nemmeno pensavamo a casi di queste proporzioni. Il numero chiave oggi è 1.100, ed è il numero di impianti industriali che sono potenzialmente bombe pronte ad esplodere, con conseguenze anche peggiori di quelle dell’ILVA. Si tratta di strutture in cui si lavorano materiali pericolosi che, seppur costruite in sicurezza e secondo la legge, risultano piuttosto sconosciute ai cittadini che in quegli stessi Comuni ci vivono.

L’associazione ambientalista ha voluto indagare sul tasso di conoscenza e sulla preparazione alle emergenze, ed il quadro che ne è risultato dal dossier Ecosistema rischio Industrie è stato preoccupante. In circa la metà dei Comuni analizzati (210) le persone non sono state istruite con piani d’emergenza, e sono state persino costruite strutture “vulnerabili” nelle vicinanze degli impianti come scuole, centri commerciali, ospedali o attrazioni turistiche.

Eppure il 94% dei Comuni analizzati ha recepito in pieno le norme di sicurezza ed attuato tutte le procedure di legge. Peccato che si siano dimenticati di avvisare la popolazione. Secondo Rossella Muroni, direttore di Legambiente, si tratta di

Un deficit di informazione grave. Preparare i piani di emergenza senza coinvolgere in maniera adeguata la popolazione che vive attorno all’impianto significa ridurre fortemente il livello di sicurezza.

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Pirogassificatore: Perché la regione impugna la sentenza del TAR?

Gabriele gennaio 29, 2013 Notizie dal mondo No Comments

scarselli_luca
Apprendiamo con immenso sdegno che la Regione Toscana ha impugnato la sentenza del T.A.R. Toscana che nel dicembre scorso aveva annullato l’autorizzazione per l’impianto di incenerimento rifiuti di Castelfranco di Sotto
Non comprendiamo questo “accanimento terapeutico” in favore di due società private. Il caro presidente Rossi deve oramai rispondere a varie domande e visto che non ha ancora mantenuto la sua promessa di un incontro pubblico, gliele rivolgiamo direttamente.
Ci chiediamo perchè la Regione Toscana difende così spudoratamente un impianto così piccolo, definito da un grande esperto come un “semplice forno per pizze”??
Dove sta l’interesse regionale in tutto ciò?
Non dovrebbe forse la Regione ed il suo presidente avere un atteggiamento imparziale??
Forse dobbiamo tragicamente e polemicamente annunciare la morte della imparzialità?
Difatti, abbiamo visto tanto.
Abbiamo visto il presidente Rossi “mettere la faccia” in un simile impianto ed i cittadini stupefatti chiedersi il perchè.
Abbiamo visto il presidente Rossi presentarsi ad una conferenza stampa congiunta con la società Nse Industry, in cui lavora l’ex assessore regionale Agostino Fragai, e sponsorizzarla nella misura in cui fa una società di scarpe sponsorizza un giocattore di calcio.
Ed ora vediamo la Regione Toscana che prende l’iniziativa per impugnare la suddetta sentenza del Tar, e vogliamo sottolineare che la Regione Toscana prende l’iniziativa per l’impugnazione (!!), dovesse questo particolare sfuggire ad i cittadini.
Non si preoccupi caro sig. Rossi non vogliamo insinuare niente e nei confronti di nessuno, ma solo pretendiamo delle rispose visto che siamo cittadini e non sudditi!!
Unione inquilini

  

Biciclette, consigli per guidare d’inverno

Gabriele novembre 19, 2012 Notizie dal mondo No Comments

Ormai si può dire ufficialmente che l’inverno è arrivato. Almeno nel Nord Italia, ma in breve anche al Sud, le temperature si stanno abbassando talmente repentinamente che in alcune zone sono già spuntati i primi fiocchi di neve. Magari per avere le strade innevate ci vorrà ancora qualche mese, ma intanto è meglio premunirsi per riuscire a continuare ad utilizzare la nostra biciclettaanche nelle condizioni più estreme.

Sì perché può capitare a molti di decidere di prendere l’auto d’inverno per andare al lavoro o a scuola/università perché le strade non sono molto comode per le due ruote. Bisogna però considerare che i Paesi dove le biciclette sono più diffuse sono quelli più freddi come Danimarca, Svezia e Olanda. E lì che è inverno per 8 mesi l’anno come fanno? Vediamo qualche consiglio utile per continuare ad utilizzare la bici anche nella stagione più fredda.

L’equipaggiamento della bicicletta dev’essere leggermente modificato. In particolar modo quando si scende sotto lo zero. Ad esempio si possono cambiare gli pneumatici, scegliendo quelli più larghi, oppure preferendo la mountain bike alla city bike. Poi bisogna oliare meglio gli ingranaggi (cosa che in pochi fanno), e se a tutto ciò ci aggiungiamo un abbigliamento adeguato, fatto di guanti, sciarpa, cappello e cappotto pesante, ecco che si può guidare agevolmente anche sulla neve.

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Renzi-tour e il Bilancio del Comune, De Zordo e Grassi: “I conti che non tornano”

Gabriele novembre 6, 2012 Notizie dal mondo No Comments

“Il sindaco Renzi si difende oggi dalle accuse che gli stanno piovendo addosso da più parti per la sua evidente assenza dai lavori del Consiglio comunale enumerando le iniziative cittadine a cui ha partecipato ultimamente, e reagisce alle critiche sul bilancio in rosso del Comune dando la colpa alla Legge di stabilità. Troppo facile.” dichiarano i consiglieri Ornella De Zordo di perUnaltracittà e Tommaso Grassi di Sel che aggiungono: “La sua assenza ai lavori del Consiglio è clamorosa: non è più intervenuto alle sedute dall’inizio della sua campagna cioè dal 13 settembre, e si è fatto rappresentare da altri o semplicemente ha fatto saltare appuntamenti importanti come l’incontro con il personale del Comune in agitazione che lo aspettava a un incontro con lui concordato per il 30 ottobre. Sono molti i problemi esplosivi in città, tutti trascurati, mentre la presenza del primo cittadino è stata segnalata per il taglio di qualche nastro o a qualche celebrazione di circostanza.”

“Quanto al bilancio del Comune, sarà bene ricordare che i conti non godono affatto ‘di ottima salute’ come sostiene Renzi, anzi, vedono un indebitamento con le banche aumentato, da quando Renzi è in carica, di circa 90 milioni di euro” ribadiscono i consiglieri Grassi e De Zordo. “Inoltre, il bilancio del Comune di Firenze si basa – per un pareggio formale – su mutui con le banche che hanno raggiunto oggi un indebitamento per oltre 550 milioni di euro a fine 2012 e su alienazioni futuribili, che avrebbero dovuto portare in cassa ben 302 milioni di euro negli ultimi 3 anni, ma che ad oggi hanno fruttato solo 25 milioni. Eppure, per agevolare le vendite – sostengono i consiglieri –  il sindaco ha fatto approvare in Consiglio le varianti urbanistiche che consentono il cambio di destinazione d’uso di immobili di proprietà comunale su cui l’amministrazione vuol far cassa. Grazie al decreto Salva Italia, prontamente applicato dalla giunta Renzi, si impoverice così il patrimonio immobiliare della collettività e si danno in mano ai privati ben 13 immobili, alcuni di pregio ambientale e culturale straordinario.”

“Per non parlare della disinvoltura con cui Renzi ha portato in Giunta le famose 53 delibere fuori sacco senza parere di regolarità tecnico-contabile, ultima goccia che ha provocato le dimissioni del precedente assessore al Bilancio, che ha lasciato l’incarico a maggio, continuano De Zordo e Grassi commentando: “Vogliamo aggiungere che Renzi ha voluto un Irpef senza alcuna progressione legata agli scaglioni di reddito e senza alcuna esenzione per i redditi minimi, sacrificando un’equità sociale che già manca anche sul piano nazionale e che avrebbe potuto trovare dei correttivi a livello locale.”

“Infine- concludono i due consiglieri di opposizione – il Comune non sta emettendo i mandati di pagamento delle fatture per lavori già eseguiti dalle ditte per ben 56 milioni di euro, non paga le fatture dal giugno 2011 per circa 30 milioni e nonostante questo annuncia apertura di nuovi cantieri e approva progetti senza aver la copertura finanziaria: i conti ci sembrano tutt’altro che rassicuranti e se aggiungiamo che ha praticamente esaurito la capacità debitoria del Comune lasciando a chi verrà dopo di lui da gestire una situazione difficilissima, è evidente che le sue rassicurazioni sono solo parole per tentare di salvare la faccia nella campagna per le primarie.”

Fonte: perUnaltracittà.it

  

Presentati i lampioni intelligenti, per un risparmio energetico fino al 45%

Gabriele novembre 1, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

Umpi, Ibm e Unicredit presentano alla Smart City Exhibition a Bologna il Minos System: lampioni intelligenti che possono condurre a un risparmio energetico del 45%rispetto ai lampioni tradizionali.

Dei nuovi lampioni intelligenti per un grande risparmio energetico, in grado di illuminare in giusta quantità in relazione al luogo e al momento della giornata, in grado di comunicare rapidamente entro una rete telematica, in grado di monitorare i libelli di inquinamento e molto altro ancora. Questa meraviglia tecnologica eco-friendly si chiama Minos System ed è stato da poco presentato alla Smart City Exhibition a Bologna. Con i sistemi di trasmissione dati a onde convogliate elaborati dall’Umpi non sono necessari altri cavi per la gestione rapidissima ed estremamente efficace della rete. Il risparmio energetico può giungere fino al 45%, ma quello monetario? Fino a mezzo miliardo di euro.

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Cieli bui: la Commissione Ambiente della Camera “svuota” il provvedimento

Gabriele ottobre 26, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

I deputati hanno espresso parere favorevole sul disegno di legge Stabilità a condizione che vengano cancellati tre dei quattro punti dedicati al provvedimento Cieli bui per la riduzione dei costi della pubblica illuminazione. Se l’indicazione venisse accolta, sparirebbero tutti i riferimenti a spegnimento e affievolimento dei lampioni, e rimarrebbe solo l’indicazione di adottare tecnologie ad alta efficienza

La Commissione Ambiente della Camera ha espresso significative riserve nei confronti del provvedimento “Cieli bui” inserito dal governo nel disegno di legge Stabilità. Secondo quanto si è appreso, i deputati hanno chiesto di cancellare i primi 3 punti del comma 25 dell’articolo 7 del ddl, dedicato appunto alle misure di razionalizzazione e ammodernamento dei sistemi di illuminazione pubblica, risparmiando solo un riferimento piuttosto generico alla necessità di adottare delle tecnologie a basso consumo energetico.

In pratica, il testo licenziato dal Cdm prevede che, entro 120 giorni dall’approvazione della legge Stabilità da parte del Parlamento, il Presidente del Consiglio emani un decreto per ridurre i costi dell’illuminazione pubblica. Il ddl indica, all’art.7 comma 25, anche 4 misure da inserire nel successivo decreto:

a) spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne;
b) individuazione della rete viaria ovvero delle aree, urbane o extraurbane, o anche solo di loro porzioni, nelle quali sono adottate le misure dello spegnimento o dell’affievolimento dell’illuminazione, anche combinate fra loro;
c) individuazione dei tratti di rete viaria o di ambiente, urbano ed extraurbano, ovvero di specifici luoghi ed archi temporali, nei quali, invece, non trovano applicazione le misure sub b);
d) individuazione delle modalità di ammodernamento degli impianti o dispositivi di illuminazione, in modo da convergere, progressivamente e con sostituzioni tecnologiche, verso obiettivi di maggiore efficienza energetica dei diversi dispositivi di illuminazione.

Ora, la Commissione Ambiente ha condizionato il suo parere positivo sul disegno di legge alla cancellazione delle indicazioni contenute ai punti a), b) e c), salvando solo la quarta misura, ossia quella in cui si chiede di adottare progressivamente dei sistemi tecnologici che aumentino l’efficienza energetica dei dispositivi di illuminazione. Il destino del Cieli bui, comunque, appare ancora tutto da definire, dal momento che in questo caso i pareri delle commissioni parlamentari non sono vincolanti. L’ultima parola, in altri termini, ce l’ha il Parlamento, che presto dovrà pronunciarsi sul disegno di legge (non è escluso, tra l’altro, che sul provvedimento possa essere chiesto il voto di fiducia).

  

Scaldabagno elettrico: quando accenderlo? Tutti i trucchi per risparmiare energia

Gabriele ottobre 19, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

Sono ancora molti gli italiani che riscaldano l’acqua utilizzando uno scaldabagno elettrico. Si tratta di un sistema non molto efficiente e parecchio dispendioso, ma con qualche semplice accorgimento è possibile ridurre gli sprechi. Capendo, prima di tutto, quando e quanto conviene tenerlo acceso

nutile girarci intorno: usare l’elettricità per riscaldare l’acqua da usare in bagno o in cucina non è un sistema molto efficiente. Il rendimento energetico dei comuni scaldabagni elettrici presenti nelle case di molti italiani non supera, di media, il 10% (fonte: Legambiente) e di solito la corrente che alimenta i boiler proviene da centrali termoelettriche che l’hanno a loro volta prodotta bruciando un combustibile fossile: calore che diventa elettricità per poi tornare calore nella doccia di casa, un vero e proprio “corto circuito termodinamico” con una inevitabile perdita di energia ad ogni passaggio. In base ai calcoli di Legambiente, una famiglia che scaldi l’acqua con uno scaldabagno elettrico della potenza di 1.000 watt acceso sei ore al giorno consuma più o meno 2.000 kWh di energia all’anno, pari a circa 8 volte il consumo di un frigorifero di classe A da 300 litri acceso 24 ore al giorno. Secondo altre stime, uno scaldabagno acceso 24 ore su 24, sette giorni su 7, sarebbe responsabile da solo del 70% di tutta la bolletta elettrica.

Va da sé, quindi, che la strategia migliore per ridurre i consumi legati alla produzione di acqua calda sanitaria è la sostituzione del vecchio scaldino con un modello a metano, che permette, secondo l’Eni, di risparmiare oltre 300 euro l’anno per una famiglia di 4 persone, o, meglio ancora, con un impianto solare termico che consente di riscaldare l’acqua sfruttando l’energia solare. Ma se non è possibile sostituire il dispositivo, per indisponibilità economica o perché, ad esempio, si è in affitto e l’intervento sarebbe troppo complicato? Esistono comunque diversi accorgimenti da seguire per minimizzare gli sprechi.

Quale scegliere
Si è già detto della convenienza di uno scaldabagno a gas rispetto ai modelli elettrici. In ogni caso, e a prescindere dal tipo di alimentazione, è molto importante scegliere un modello di dimensioni adeguate alle reali esigenze della famiglia che dovrà usarlo. Acquistare un boiler di capacità sovradimensionata, infatti, comporta un maggiore consumo di energia, mentre un apparecchio troppo piccolo non riuscirà a soddisfare le necessità di acqua calda degli inquilini della casa. Giusto per farsi un’idea, una coppia consuma, in media, circa 60 litri di acqua al giorno, che possono arrivare a 180-200 per una famiglia dalle 4 alle 6 persone (fonte: Guida Acquisti).

Dove metterlo
Molto importante, inoltre, posizionare lo scaldabagno in modo corretto, scegliendo una collocazione non troppo lontana dalla maggior parte degli elettrodomestici e degli impianti che dovrà servire (vasca, lavabo, lavatrice, etc). L’acqua calda, infatti, disperde calore durante il passaggio nei tubi, per cui maggiore sarà la distanza da percorrere e maggiore sarà lo spreco di energia. Se possibile, si può optare per un secondo boiler più piccolo da sistemare in cucina, vicino al lavello, utile per lavare le stoviglie senza tenere acceso il dispositivo principale. Attenzione, infine, all’isolamento termico: meglio evitare di installare lo scaldino accanto a una finestra o su una parete particolarmente fredda o umida.

Quando accenderlo
Tra l’opzione “acceso-24-ore-su-24” e la strategia di attivare il boiler “solo quando serve”, la disputa è atavica e di difficile soluzione. In realtà, come spesso accade, la via più efficiente sta nel mezzo, e la prassi da seguire cambia a seconda delle esigenze e delle abitudini familiari. Se, ad esempio, l’acqua calda viene usata poco e solo in determinati momenti della giornata (ad esempio, al mattino presto e di sera), è preferibile tenere acceso lo scaldabagno solo quando è necessario, staccandolo nelle lunghe ore di inutilizzo. È il caso tipico di nuclei familiari composti da una o due persone, che magari lavorano fuori casa: in una situazione del genere, tenere l’acqua costantemente calda all’interno del boiler si rivela davvero uno spreco. Meglio, allora, dotarsi di un apposito timer, che consenta di programmare l’accensione del dispositivo 3 o 4 ore prima del previsto impiego – magari nelle ultime ore della notte, quando tra l’altro l’elettricità costa meno – e di trovare sempre acqua calda a disposizione proprio quando occorre. Si tratta di congegni di semplice installazione (si montano sulla presa elettrica) e dal costo contenuto. Per i modelli di boiler più piccoli si può anche pensare di fare a meno del timer, considerando che in questo caso i tempi di riscaldamento non superano in genere le poche decine di minuti.

Se invece la famiglia è molto numerosa e/o c’è sempre qualcuno in casa, che naturalmente avrà bisogno di usare il bagno o la cucina, potrebbe allora rivelarsi più efficiente lasciare lo scaldino acceso, perché riscaldare l’acqua partendo dalla temperatura ambiente comporta un dispendio energetico molto alto e ripetere questa operazione molte volte al giorno non conviene affatto. In questo caso, si può comunque valutare l’eventualità di uno spegnimento notturno, programmando l’accensione nelle primissime ore del mattino.

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Biciclette più vendute delle auto, la rivincita delle due ruote

Gabriele ottobre 2, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

Una volta il mezzo degli italiani era la bicicletta e soltanto i ricchi potevano permettersi un’auto. Poi le cose cambiarono ma oggi, complice la crisi o la benzina a 2 euro, la storia si sta ripetendo. Una recente ricerca commissionata dal quotidiano La Repubblicaha messo in mostra un fenomeno che non accadeva dal Dopoguerra: per la prima volta nel 2011 il numero di biciclette venduto in Italia ha superato quello delle auto.

A dire il vero non ci stupiamo molto visto che già due settimane fa avevamo sottolineato questo trend in un post, ma ora arrivano anche i dati ufficiali a testimoniarlo. Le automobili vendute nel 2011 sono state 1.748.143, le biciclette 1.750.000. Circa duemila pezzi in più che testimoniano da un lato la crisi dell’auto, che purtroppo conosciamo tutti, ma dall’altra anche la riscoperta di un mezzo che prima o poi tutti impariamo ad amare, ma che incredibilmente poi accantoniamo in un garage.

Probabilmente ad incidere su questa scelta, oltre ai motivi già elencati, ci sono anche le ztl e le varie aree cittadine chiuse al traffico che stanno rendendo impossibile per gli italiani utilizzare l’automobile. Ormai si tende ad andare al lavoro in bici o con i mezzi pubblici, mentre se ci si vuol svagare un po’ si preferisce uscire a piedi o sulle due ruote.

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Ecco la bicicletta in cartone riciclato

Gabriele agosto 1, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

Costruire una bici con soli 9 dollari utilizzando cartone riciclato? Impossibile, viene da pensare. Devono averlo pensato in molti davanti alla proposta di Izhar Gafni che vive in un Kibbutz in Israele. Da tempo l’uomo covava il sogno di dimostrare ai colleghi ingegneri che era possibile costruire una bicicletta, mezzo ecologico per eccellenza, quasi a costo zero.

Tutti mi hanno detto era impossibile” racconta Gafni. Ma l’uomo non si è rassegnato e ha deciso di provarci da solo tentando di cambiare il concetto stesso di veicolo verde. Ovviamente riuscendo nell’impresa di costruire la sua bici total green, non solo perché non produce emissioni inquinanti ma anche perché fin dalle origini è concepita in chiave sostenibile, utilizzando materiali riciclati e riutilizzabili.

A giudicare dai numerosi prototipi appoggiati al muro della sua abitazione, l’idea è più che realizzata. Difficile credere che ci fosse una qualche relazione tra la bicicletta e il cartone. Ma così è stato. La sua bici è rivestita da uno strato di materiale forte e solido marrone e bianco. Il materiale di partenza è cartone riciclato, in grado di resistere all’acqua e all’umidità, e caratterizzato da un costo quasi nullo.

Oltre a prevenire l’inquinamento, la facilità a reperire il materiale e il basso costo della bici la renderebbe accessibile a tutti, incoraggiando l’attività fisica. E c’è di più. In un’intervista rilasciata al quotidiano israeliano Newsgeek, Gafni ha rivelato che il costo di produzione per le sue biciclette riciclate è di circa 9-12 dollari ciascuna, e si stima che potrebbero essere vendute al consumatore per 60 dollari, a seconda delle parti che si decide di aggiungere.

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Aniem, sostituzione edilizia per difendere l’agricoltura dal cemento

Gabriele luglio 27, 2012 Notizie dal mondo 1 Comment

Il presidente dell’Aniem Dino Piacentini durante il meeting “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione” ha sostenuto con forza la sostituzione edilizia come soluzione per salvare l’agricoltura, e il territorio in genere, dal cemento.

Il presidente dell’Aniem, Associazione Nazionale PMI Edili Manifatturiere, ha commentato durante l’incontro “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione” i dati presentati ieri dal ministro delle Politiche Agricole Mario Catania.

La crescita delle città deve avvenire per sostituzione e non più solo per espansione. È ora di dire basta al consumo di suolo libero: è necessario riciclare il terreno già compromesso dalle costruzioni dismesse o da edifici senza qualità, inadeguati strutturalmente e per i quali il recupero integrale non avrebbe senso di mercato. Solo così potremmo liberare territorio all’agricoltura e ai servizi.

Parole chiare quelle di Dino Piacentini, che incontrano il favore di tutti gli ambientalisti italiani. L’Aniem è fermamente intenzionata a promuovere tra i suoi associati progetti di sostituzione edilizia volti a distruggere la grande quantità di edifici fatiscenti o comunque compromessi o obsoleti presenti sul territorio italiano, al fine di riqualificare le aree attualmente occupate con nuove costruzioni sempre impostate per lo sviluppo in altezza anziché in larghezza. Dino piacentini ha aggiunto che

Capitali e progetti sono pronti, occorre non frenarli con la burocrazia o con l’indecisionismo che a volte prevale nel nostro Paese. Il risultato di un ciclo di demolizioni e ricostruzioni può essere una situazione in cui tutti vincono le imprese lavorano, lo Stato incassa le imposte dalle nuove realizzazioni edilizie, i cittadini abiteranno in edifici più belli, moderni e funzionali, che consumano molto meno dei precedenti. La città si espande su sè stessa e la collettività ottiene il vantaggio di un territorio meno aggredito dalla espansione urbana, liberando anche spazio all’agricoltura.

Non c’è dubbio che il meccanismo della sostituzione edilizia se adeguatamente incentivato, o quantomeno non ostacolato, possa portare a lungo termine grandissimi benefici all’agricoltura, difendendola dall’avanzata del cemento, nonché all’ambiente urbano ed extraurbano. La Aniem in questo momento è sul punto di ultimare il progetto di un quartiere a Modena creato secondo la logica della sostituzione edilizia. Ci auguriamo che il ministero per le politiche agricole accolga l’appello di Piacentini per incentivare concretamente il meccanismo della sostituzione nei mesi e negli anni a venire.

Fonte: Ecologiae.it

  

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