A Fukushima Daiichi rilasciato nell’aria circa un miliardo di becquerel di sostanze radioattive

Gabriele luglio 29, 2011 Notizie dal mondo No Comments

Giappone: nessuno sa come smaltire 1.500 tonnellate di fanghi radioattivi

Il sindaco di Nagasaki: «Uscire dal nucleare. Il popolo della mia città non vuole più vedere “hibakusha”»

Dopo il disastro nucleare di Fukushima Daiichi, in quasi 50.000 tonnellate di fanghi degli impianti di trattamento delle acque giapponesi è stata rilevata la presenza di cesio radioattivo. Secondo quanto scritto oggi sulla stampa giapponese, più di 1.500 tonnellate sono così contaminate e non possono essere sepolte per lo smaltimento. I fanghi dei depuratori contenenti alti livelli di cesio sono stati trovati soprattutto elle nel Giappone orientale e del nord-est.

Secondo il ministero della salute di Tokyo «ci sono 49.250 tonnellate di questi fanghi in 14 prefetture nella parte orientale e nord-orientale del Giappone. In un totale 1.557 tonnellate in 5 prefetture, tra Fukushima e Miyagi, è stata rilevata la presenza di 8.000 o più becquerel per chilogrammo». Questi fanghi sono troppo radioattivi per essere conferiti nelle discariche ed essere interrati per lo smaltimento. I fanghi più contaminati, con 89.697 bequerel/kg sono stati scoperti in un depuratore della città di Kriyama, nella prefettura di Fukushima.

Il ministero della salute ha informato che «il 76% delle circa 50.000 tonnellate di fanghi radioattivi è stoccato presso gli impianti di trattamento delle acque e non c’è modo di smaltirne la maggior parte». Il ministero sottolinea anche che per oltre 54.000 altre tonnellate di fanghi non è stata verificata la presenza di materiali radioattivi e che, mentre si avvicina la data del quinto mese da quando è iniziato l’infinito disastro di Fukushima Daiichi, «prevede di studiare il modo per smaltire i fanghi radioattivi». Intanto, ormai lontana dai riflettori internazionali, a Fukushima la Tokyo Electric Power Company (Tepco) continua a trovare enormi difficoltà a mettere sotto controllo la situazione. Oggi la Tepco ha annunciato che estrarrà l’aria dai reattori danneggiati «per misurare la quantità di sostanze radioattive presenti, come parte degli sforzi per ridurre la quantità di radioattività rilasciata nell’atmosfera».

«Si ritiene che ora dai reattori 1, 2 e 3 venga rilasciato circa un miliardo di becquerel di sostanze radioattive – rivela oggi il network radio-televisivo giapponese Nhk. Non è noto quanto sia accurata questa cifra, perché è stata elaborato prendendo i dati dell’aria nei locali dell’impianto».

La Tepco prevede di estrarre l’aria all’interno dei containment vessels attraverso le tubazioni dei reattori. L’utility spiega che «l’operazione ha lo scopo di ottenere dati precisi su che tipo di sostanze radioattive vengono rilasciate e in che quantità». L’estrazione dell’aria dovrebbe iniziare oggi per il reattore 1 e all’inizio di agosto per il reattore 2; per il reattore 3 non è ancora stato deciso niente a causa degli alti livelli delle radiazioni in un’area dell’edificio.

La Tepco dice di sperare che «i risultati possano anche aiutare l’azienda a capire l’entità della perdita dei combustibili nucleari nei containment vessels». Nell’ambito della seconda fase del suo mutevole piano per stabilizzare l’impianto nucleare, Tepco punta a minimizzare l’emissione di materiali nucleari e a portare i reattori all’arresto a freddo nei prossimi sei mesi.

Mentra la crisi di Fukushima non sembra placarsi e le preoccupazioni tra i giapponesi crescono, si avvicina la data dell’anniversario dell’unico olocausto nucleare militare subito dall’umanità e Tomihisa Taue, il sindaco di Nagasaki, una delle due città martiri, ha per la prima volta fatto esplicitamente riferimento al nucleare civile nella sua dichiarazione annuale di pace per il 9 agosto: «il popolo della mia città non vuole più vedere “hibakusha”», come vengono chiamate le vittime dei bombardamenti atomici del 1945 su Hiroshima e Nagasaki. Taue ha detto durante una conferenza stampa che nella dichiarazione di quest’anno chiederà «un passo verso le più sicure fonti energetiche rinnovabili. Non importa quanto tempo ci potrebbe volere per il raggiungimento di tale cambiamento». L’appello del sindaco contro la produzione di energia nucleare sarà il primo del suo genere in una cerimonia di pace a Nagasaki, infatti la dichiarazione annuale è da sempre incentrata sull’abolizione delle armi atomiche e fono ad ora il nucleare civile era stato un tabù.

Il sindaco di Nagasaki leggerà la dichiarazione anti-nucleare alla cerimonia del sessantaseiesimo anniversario del bombardamento atomico americano di Nagasaki, il 9 agosto 1945, che costrinse il Giappone ad una resa immediata, segnando la fine della seconda guerra mondiale, l’inizio della corsa agli armamenti atomici come l’inizio dell’era nucleare civile/militare, che dopo 66 anni sembra nuovamente accanirsi contro il Giappone.

  

Paese che vai, piatto che butti. Intervista a Roberto Cavallo (presidente Erica ed Aica)

Gabriele luglio 20, 2011 Notizie dal mondo No Comments

Raccolta differenziata e riciclo di piatti e bicchieri di plastica monouso: la situazione in Francia, Belgio, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il meccanismo del contributo ambientale. Intervista di Eco dalle Città a Roberto Cavallo, presidente di Erica ed Aica.

di Giuseppe Iasparra

In Italia piatti e bicchieri di plastica monouso non vengono intercettati dalla raccolta differenziata. Dopo la proposta Corepla la situazione potrebbe cambiare. All’estero come funziona? Lo abbiamo chiesto a Roberto Cavallo, presidente della Cooperativa Erica e di AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale).

Corepla sta studiando l’estensione della raccolta differenziata a piatti e bicchieri di plastica monouso. Qual è la situazione nel resto d’Europa, vengono raccolti separatamente ed avviati al riciclo?

In Francia la raccolta differenziata è praticamente gestita in esclusiva da Ecoemballage che ammette nel contenitore giallo solo imballaggi. In tutta la Francia infatti la raccolta differenziata degli imballaggi si fa porta a porta o di prossimità con un unico contenitore, il sistema prevede poi del centri di selezione (centre de tri) che separano le diverse materie (cartone, metalli, plastica, ecc.). Non è ammesso nessun prodotto che non sia imballaggio, nemmeno per la carta, così ad esempio i giornali o le riviste vanno gettate in campane stradali (points d’apport volontaires) gli altri prodotti come legno o vetro non imballaggio o metalli vanno portati nelle rifiuterie (dechetteries) molto diffuse in Francia. In questo quadro ovviamente nessuno spazio per piatti e bicchieri in plastica che se ne vanno dritti all’inceneritore.

In Belgio la situazione è più complessa, perché in senso generale funziona come in Francia o in Italia, ma da anni è più attiva l’industria del riciclo. Nello specifico della plastica è nata fin dal 2002 PLAREMEC una piattaforma nazionale di tutte le aziende che riciclano la plastica che escono così dalla logica dell’immesso al consumo, ma piuttosto del prodotto come materia prima e seconda. Il “Conai” Belga, che in realtà sono due la FOST Plus e la Val-I-Pac, aderiscono a questa piattaforma insieme a AGORIA Plastiques, che è l’Associazione dei trasformatori delle materie plastiche, la FEBEM, che è la Federazione delle imprese che si occupano di ambiente un po’ come Federambiente in Italia), FEBELPLA, che è la Federazione delle imprese che riciclano materie plastiche la FECHIPLAST, che è l’Associazione dei trasformatori chimici di plastica, PLAREBEL, che è l’Associazione per la valorizzazione dei rifiuti plastici. Uscendo dunque dalla logica del tipo di prodotto, ma piuttosto del tipo di materia con cui è costituito il rifiuto sono le aziende a contrattualizzare direttamente con gli enti locali l’acquisto della materia seconda in base alle necessità.

In Gran Bretagna tutto il comparto del riciclo è piuttosto indietro. La regola è più o meno sempre la stessa, ma il governo Cameron sta investendo centinaia di milioni di sterline per promuovere le differenziate e il riciclo (anche dell’umido). In questo quadro molte attività industriali si stanno attrezzando nel caso della plastica lavorano direttamente sui polimeri. Ne vengono in genere recuperati 6 tipi: tutti i Polietileni, quelli tereftalati (PET), quelli normali (PE), a bassa (LDPE) e alta densità (HDPE), e poi il polipropilene (PP) quello delle cassette da ortofrutta per capirci e il Polistirene (PS) con cui appunto sono fatti i piatti e bicchieri in plastica (http://www.99precycling.com/subpalstic.html)

Negli USA alcuni piatti in plastica sono riciclati altri no in base alla molecola plastica della quale sono costituiti, segnalata da un numero all’interno del triangolo fatto di frecce che si rincorrono: http://www.ehow.co.uk/how_7459629_recycle-plastic-plates.html. In particolare quelli in Polistirene o la cui molecola è nota si (i numeri vanno da 1 a 6) se invece il numero è il 7 che indica altre molecole generiche senza specificare quel il materiale non viene riciclato.

Secondo Corepla le difficoltà non sarebbero tecniche né tantomeno di raccolta. Le difficoltà sarebbero legate ai meccanismi del contributo ambientale: “Il fatto è che piatti e bicchieri pagano oggi al 50% perché in parte sono imballaggi, in parte no”. Nel frattempo Conai ha appena deliberato la diminuzione del contributo ambientale a partire dal 1° gennaio 2012. Dal punto di vista ambientale, il CAC non dovrebbe aumentare piuttosto che diminuire? Il contributo ambientale all’estero come è strutturato?

Penso anche io che non sia un problema di raccolta né di riciclo. Per la raccolta basta dire ai cittadini di pulire il materiale come per altro occorre fare per i vasetti di yogurt o per le bottiglie di bevande dolci, per il riciclo è appunto una questione di polimero come abbiamo visto per alcune realtà straniere.

La maggior parte dei manufatti sono in Polistirene e il Polistirene (che è come il Polistirolo) può essere riciclato, tanto che esistono anche specifiche macchine per facilitarne e renderne più semlice il riciclo: http://www.plexiglass.biz/compattatore-riciclare-scarti-polistirene-polistirolo-croma-p-2733.html. Ci sono aziende italiane che si stanno attrezzando (http://www.devi-spa.com/it/azienda/ambiente.html) per non parlare dei vicini svizzeri che hanno filiere specifiche per polimero plastico: http://www.echopolistirolo.ch/Prodotti_Riciclati.html

La questione del contributo è senza dubbio il punto centrale.

Da un lato è opportuno riconoscere che il sistema CONAI italiano, uno dei pochi sistemi in Europa ad essere autonomo e non legato al sistema del cosiddetto “punto verde”, raggiunge elevate performance di riciclo e di recupero, maggiori ad altri Paesi europei come la Spagna o la Francia a costi per la collettività decisamente più bassi.

Eco-emballages in Francia, ad esempio, è stato recentemente al centro di uno scandalo finanziario con ulteriori costi per i contribuenti per evitarne il fallimento, mentre erano spariti oltre 20 milioni di euro in qualche paradiso fiscale (http://unmondemerveilleux.eklablog.com/le-scandale-d-eco-emballage-a339281)

Al di là elle cattive gestioni finanziarie, la politica di alcuni consorzi europei è quella di concentrare le raccolte in grandi centri così da recuperare il massimo di materiali senza occuparsi del resto del territorio, con l’accordo con l’ANCI, per il CONAI ciò non è possibile. Occorre anche evidenziare che a parità di recupero, in Italia il CONAI garantisce un più alto riciclo rispetto al recupero energetico.

Ciò premesso però come tutte le cose che costano poco il rischio è che non ci si presti attenzione.

Una cosa che credo sarebbe importante che il CONAI importi dall’estero è la modulazione del contributo in funzione della riciclabilità del prodotto.

Non mi spaventa un contributo basso se il materiale è facilmente riciclabile, perché la filiera industriale e il mercato sono garanzia di meccanismi virtuosi che portano al recupero di materia, esattamente come accade per il vetro, diventa infatti più conveniente per l’industria partire da una materia prima-seconda presente sul territorio che non importare materie prime grezze dall’estero.

Il problema è per quelle materie per le quali o non esiste una filiera di riciclo, o la stessa è troppo onerosa, perché il polimero è difficilmente lavorabile o ancora per quei prodotti che hanno miscele di polimeri accoppiati tra loro che rendono difficile se non impossibile il recupero di materia.

All’estero (ad es. in Spagna o in Austria) esiste una differenza di tassazione degli imballaggi, in particolare quelli plastici, in funzione appunto della loro riciclabilità, arrivando ad essere anche 6-8 volte superiore tra una bottiglia di PET e un imballaggio poliaccoppiato di una merendina.

In ogni caso, quando si organizza una festa in casa o una festa in paese, è sempre meglio pensare a stoviglie lavabili, così non abbiamo dubbi e riduciamo i rifiuti…

Fonte:Ecodallecittà.com

  

Paolo Pezzo, 58 anni, bracciante agricolo, Vibo Valentia

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Risucchiato dalla macchina per il fieno alla quale stava lavorando: Paolo Pezzo, 58 anni, bracciante agricolo, è morto in località Baroni di Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia. Ancora da accertare le cause che hanno innescato l’incidente.

Fonte

  

Paul Steiner, 57 anni, agricoltore, Bolzano

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Un agricoltore è morto in un incidente sul lavoro accaduto mercoledì sera a Valdaora, poco distante da Brunico.
Paul Steiner, di 57 anni, era intento alla falciatura di un prato in forte pendenza quando il trattore che stava conducendo si è rovesciato. L’uomo è morto all’istante, schiacciato dal pesante mezzo.
Sulla dinamica della disgrazia stanno conducendo accertamenti i carabinieri. Sul posto anche il pm di turno Axel Bisignano.

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Fabio Mandolesi, 55 anni, operaio, Montelupone

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Muore Fabio Mandolesi, monteluponese di 55 anni, vittima di un drammatico incidente sul lavoro. E’ accaduto questa mattina verso le 11 in un impianto di macellazione di Macerata, nelle immediate vicinanze del Centro Fiere di Villa Potenza. L’uomo si trovava in piedi sopra un piccolo rimorchio trainato da un fuoristrada condotto da un dipendente, qunado ad un certo punto Fabio Mandolesi è saltato a terra perdendo l’equilibrio e cadendo rovinosamente. Nella caduta, ha colpito violentemente il capo su un cordolo ai bordi della strada, riportando un grave trauma cranico che gli è stato fatale .

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Gabriele Babici, 22 anni, operaio, Pescara

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

La vittima dell’incidente a Pescara e’ un romeno di 22 anni, Gabriele Babici, da alcuni anni in Italia. Nello scoppio e’ rimasto ferito in modo lieve un suo collega, anch’egli romeno, rimasto intrappolato nella cisterna. I Vigili del fuoco stanno cercando di raggiungerlo per portarlo all’esterno, ma le operazioni sono molto complesse.
L’incidente e’ avvenuto nel pomeriggio in una villa privata nella zona periferica del lungofiume. Entrambi gli operai sono dipendenti di una ditta privata che da quattro giorni stavano effettuando lavori di manutenzione.

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Anonimo, 40 anni, facchino, Roma

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Un italiano di 40 anni e’ morto questa mattina a Roma dopo essere precipitato dalla finestra di un albergo in Via Capo d’Africa, nei pressi del Colosseo.
Ad accorgersi del cadavere dell’uomo e’ stato un cliente dell’hotel Capo d’Africa. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Celio. La vittima lavorava come facchino nell’albergo.

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Pasquale Arnesano, 61 anni, operaio, Lecce

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

E’ morto dopo 25 giorni di agonia Pasquale Arnesano, un operaio 61enne che lo scorso 23 maggio rimase schiacciato da una gru mentre stava lavorando alla costruzione di un oleificio in un cantiere tra Veglie e Novoli, in provincia di Lecce. Arnesano era ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce, dov’e’ morto in mattinata.
Sull’incidente sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri e degli ispettori dello Spesal della Asl di Lecce. A causare l’incidente sarebbe stata la rottura di un pezzo meccanico della gru che, staccandosi, travolse Arnesano e un altro operaio che lavorava con lui e che rimase ferito solo di striscio.

Fonte

  

Carlo Aguzzi, 62 anni, lavoratore agricolo, Castelleone di Suasa (Ancona)

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

La vittima è Carlo Aguzzi, sessantaduenne, celibe, originario di Arcevia, ma residente proprio in via Pian Volpello, vicino al capannone in cui ha perso la vita. L’uomo era infatti al lavoro presso l’azienda agricola Spallacci & C., dove si stavano sistemando delle pesanti balle di fieno, del peso di 5 quintali.

Una di queste balle, verso le 17:20 dell’11 giugno, ha travolto Aguzzi, causando all’uomo un fatale schiacciamento della gabbia toracica, con conseguente arresto cardio-circolatorio. Agli uomini del dipartimento Prevenzione dell’Asur, intervenuti per tentare di prestare soccorso all’operaio, non è rimasto che constatarne il decesso. Sul posto si sono trovati anche militari dell’Arma dei Carabinieri della caserma di Ostra Vetere.

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Anonimo, 54 anni, lavoratore agricolo, Macerata.

Gabriele luglio 20, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Un lavoratore agricolo indiano di 54 anni, da sette residente in Italia con moglie e due figli, è morto nella vasca di liquami di un allevamento di maiali nei pressi di Macerata. L’operaio mancava da casa ormai da quattro giorni e a ritrovarlo è stato uno dei figli, che lo aveva inutilmente cercato in tutta la zona di Pollenza. Per estrarre il corpo dalla cisterna, alta poco più di un metro e mezzo, è dovuto intervenire un sommozzatore dei vigili del fuoco. Non è escluso che l’indiano sia stato colpito da malore e poi caduto nella vasca dell’azienda “La Cisterna” senza riuscire a riemergere.

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