Franco Rabellotti, 71 anni, agricoltore, Galliate (Novara)

Gabriele gennaio 31, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Si era recato nel campo di sua proprietà per potare un albero e, proprio nel fare questo, il terribile incidente, che ne ha determinato il ferimento all’altezza della gola.
A trovare il 71enne, il fratello Angelo, che ha deciso di raggiungerlo, quando ha visto il suo trattore. In quel momento, la tragica scoperta. L’agricoltore era a terra in una pozza di sangue.
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Massimo Amato, 36 anni, operaio edile, Imola

Gabriele gennaio 31, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Non ce l’ha fatta l’operaio edile caduto ieri mattina da un’impalcatura in un cantiere di Imola. Massimo Amato, 36 anni, di Aversa (Caserta), è morto ieri sera all’ospedale Maggiore, dov’era giunto in elisoccorso dopo essere caduto dall’impalcatura di un cantiere a Imola, schiantandosi sul selciato in un volo di una ventina di metri.

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Giovanni Tomasoni, 53 anni, agricoltore, Fara Gera d’Adda (Bergamo)

Gabriele gennaio 31, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Tutto è successo giovedì pomeriggio intorno alle 14.30. Giovanni e Mario Tomasoni avevano deciso di potare alcuni rami e di tagliare anche degli alberi. Un’operazione che i due fratelli avevano svolto altre volte. Ma questa volta, purtroppo, qualcosa è andato storto: un albero appena tagliato non è caduto verso terra come previsto. Il tronco, infatti, ha prima sbattuto contro una pianta che si trovava a lato e poi è rimbalzato addosso a Giovanni Tomasoni, schiacciandolo.
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Case popolari ecologiche a Capannori in Toscana

Gabriele gennaio 31, 2011 Notizie dal mondo No Comments


L’edilizia sociale si sposa all’architettura sostenibile a Capannori, in Toscana, con l’inaugurazione, il 29 gennaio scorso, delle prime case popolari ecologiche, ovvero costruite secondo i dettami della bioedilizia basati essenzialmente su risparmio energetico, efficienza, produzione di energia da rinnovabili, princìpi antisismici, materiali altamente isolanti e, ovviamente, costruite utilizzando materiali atossici e puliti (la struttura antismica portante è costituita da pannelli in legno).

Il complesso si trova per l’esattezza a Marlia, una frazione del comune toscano, nel territorio della provincia di Lucca, e si compone di un edificio a schiera che conta cinque alloggi, due al piano terra, e tre tra piano terra  e primo piano. Ogni abitazione ha un giardino esclusivo e due posti auto a disposizione. Circa la metà del fabbisogno annuo di acqua calda viene assicurato da pannelli solari integrati ad una caldaia a metano, mentre per il riscaldamento del complesso si sfrutta l’energia geotermica grazie a pannelli radianti a pavimento. A realizzare le prime case popolari ecologiche della Toscana, grazie ad un lauto contributo regionale di 900 mila euro, è stata la Erp Lucca.

Salvatore Allocca, assessore regionale al welfare e alle politiche per la casa, intervenuto all’inaugurazione insieme al sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro, al vicesindaco Luca Menesini ed al presidente Erp Francesco Franceschini,  sottolinea come l’edificio, certificato in classe A garantisca

elevati risultati di rendimento energetico ed un bassissimo impatto ambientale, in termini di emissioni di CO2. Il consumo per metro quadro è di circa un sesto rispetto ad una costruzione normale.

Allocca spiega che quello di Capannori è il primo progetto pilota in Toscana, ma non certo l’ultimo:

Prevediamo di farne seguire altri. Ad esempio a Firenze verrà realizzata una palazzina a sei piani, seguendo gli stessi canoni costruttivi. Un altro vantaggio è che questo tipo di abitazioni possono essere costruite in metà tempo rispetto a quelle tradizionali.

Fonte:Ecologiae.com

  

A chi importa il porta a porta?

Francesco C. gennaio 31, 2011 Ambiente 2 Comments


Anche a Empoli, finalmente, nel corso del 2011 si darà il via alla raccolta differenziata dei rifiuti “porta a porta”. Proprio per questo si stanno svolgendo in questi giorni gli incontri informativi con cui Publiambiente SPA spiega ai cittadini il perché del passaggio a questo tipo di raccolta e il suo funzionamento. Siamo favorevoli al sistema “porta a porta” tanto che era parte del nostro programma e della nostra “carta di Empoli”. Si tratta di un primo passaggio verso un maggiore riuso dei materiali recuperati con conseguente riduzione dei rifiuti indifferenziati che finiscono in discarica (al momento Empoli è al 44,13% di rifiuti differenziati, dobbiamo arrivare almeno al 65% come chiede la UE).
Concetto ribadito anche dai tecnici di Publiambiente che ricordano ai cittadini che maggiore sarà la quantità di rifiuto differenziato e più lontano ci troveremo ad affrontare lo spettro di nuove discariche o ancora peggio gli inceneritori. Peccato però che nel regolamento approvato in comune non ci sia stata la volontà politica della giunta empolese di cancellare il riferimento agli inceneritori e che ci portò ad astenerci nella votazione del regolamento.
Rimane comunque vero il concetto che questo tipo di raccolta richiede lo sforzo e la volontà da parte del cittadino di effettuarla: considerato che ad oggi il 50% dei cittadini non fa la raccolta differenziata e i numerosi episodi che si stanno verificando di abbandoni di rifiuti selvaggi, si capisce come ci sia da lavorare molto sul senso civico oppure premiando chi la effettua correttamente. Anche se era prevedibile un rincaro necessario ad organizzare il servizio, il rincaro delle tariffe del + 33,1% per il triennio 2010-2012 e non il 30% come più volte dichiarato, non va certamente in questa direzione (+ 10% per il 2010; +10% per il 2011; +10% per il 2012 = + 33,1%).
Ancora nebuloso e per niente chiaro ai cittadini ci sembra il calcolo della tariffa: una parte fissa calcolata sui volumi dell’immobile e nucleo familiare, una parte variabile che valuta i rifiuti indifferenziati (la quantità no, allora che cosa? Il numero di scarichi? Quanti € per ogni scarico?). Vorremmo che fossero chiariti agli empolesi questi aspetti con la maggiore trasparenza possibile per consentire al “porta a porta” di svilupparsi correttamente e renderci partecipi di un gesto di buon senso civico per noi e per le generazioni future.

  

Francesco Framarin, 57 anni, artigiano, Vestenanova (Vicenza)

Gabriele gennaio 30, 2011 Morti sul lavoro No Comments

È stato il presidente comunale degli artigiani di Gambellara per due mandati nonché membro della giunta del mandamento di Lonigo. Francesco Framarin, 57 anni, è morto l’altro giorno a Vestenanova cadendo dal tetto del furgone mentre stava controllando il portapacchi prima di montare un carico.

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Casimiro Arvonio, 30 anni, operaio, Nichelino (Torino)

Gabriele gennaio 30, 2011 Morti sul lavoro No Comments

E’ rimasto schiacciato da tre bobine metalliche del peso di una tonnellata l’una. Secondo alcune testimonianze, l’uomo stava caricando le bobine su un macchinario per il taglio, ma, quando credeva di avere ultimato le operazioni, le ultime tre si sono staccate e sono rotolate a terra investendolo e uccidendolo all’istante.

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Salvatore Cordaro, 41 anni, operaio, Nicolosi (Catania)

Gabriele gennaio 30, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Tragedia del lavoro in provincia di Catania, a Nicolosi. A perdere la vita è stato un escavatorista di quarantuno anni, Salvatore Cordaro, travolto da una frana nella cava in cui lavorava. La cava specializzata in produzione di sabbia e pietra vulcanica appartiene alla ditta La Rosa di contrada Nocilla a pochi chilometri da Nicolosi. Ed è proprio durante la sua attività che Cordaro, impiegato sin dal 2008 nell’impresa, è stato travolto da un costone di roccia che si è staccato carsicamente travolgendo l’uomo e il suo escavatore.

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51 – Il Grillo della domenica

Gabriele gennaio 30, 2011 Il Grillo della domenica No Comments

…il miglior grillo della settimana…

La rivoluzione in pantofole

Perché in Italia non c’è la rivoluzione? O anche solo un suo timido accenno? E perché non c’è mai stata? I fuochi si stanno accendendo un po’ ovunque, dall’Albania, alla Tunisia, all’Egitto. Vecchi dittatori hanno fatto le valige, come Ben Alì, o le stanno preparando, come il faraone Mubarak. L’Italia con il suo stivale immobile al centro del Mediterraneo sembra un castello pietrificato. Un coniglio ipnotizzato dal serpente. Una rana che viene lentamente bollita viva senza accorgersene. Le ragioni di tutto questo sono misteriose, appartengono al campo della metafisica, non più a quello della politica.
La nostra stabilità (immobilità?) assomiglia a quella di chi, cadendo nelle sabbie mobili, chiude gli occhi ed evita il più piccolo movimento per rallentare la sua fine. Non grida aiuto, non cerca appigli, semplicemente affonda. I motivi per spiegare questo comportamento ci sono. Così numerosi da riempire un’enciclopedia: l’invecchiamento della popolazione (gran parte degli italiani dovrebbe scendere in piazza con le badanti), la massoneria, le mafie, l’informazione sotto controllo e pilotata (sia a destra che a sinistra), l’occupazione americana con le sue cento basi, il Vaticano, la mancanza assoluta di una classe dirigente… Queste e altre ragioni non sono però sufficienti per giustificare l’indifferenza degli italiani che, anche quando si scagliano contro il potere, evitano di varcare l’ultima linea, di prendersi dei rischi. Più cani da pagliaio che ascoltano il proprio abbaiare alla luna, e se compiacciono, che rivoluzionari. Cosa manca perché gli italiani prendano il loro destino nelle mani? Il popolo più cinico della Terra, abituato a tutto da millenni, che non crede veramente a nulla. La realtà ci dà fastidio, per questo la evitiamo. E domani, come sempre, è un altro giorno.

Dall’intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
“Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù… Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra… il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono “State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà… sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto”. Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto… che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.”

  

Carmelo Costanzo, 46 anni, operaio, Policoro (Matera)

Gabriele gennaio 28, 2011 Morti sul lavoro No Comments

Costanzo è stato travolto da una macchina utilizzata per la rimozione di binari e pietrisco: l’autopsia si svolgerà sabato mattina, a Policoro. Le due persone indagate sono il manovratore del veicolo (che è stato posto sotto sequestro) che ha investito l’operaio e il titolare dell’impresa che stava eseguendo i lavori.

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