Il “vetro”… in frantumi

Ecco che se ne va, come un caro amico dei tempi che furono….lieti.
Adesso non più, tutto è cambiato e tutto è diverso; resta solo il rammarico per non essere riusciti a fare qualcosa, magari insieme, insieme come non lo siamo mai stati. Tutti insieme ma ognun per se, con la propria ricetta magica in tasca che ti faceva preferire rispetto all’amico-rivale, e tanto bastava.
Adesso non basta più.
E’ un amarcord, e chi scrive è da trent’anni che gira per le vetrerie qui di Empoli, e non solo.
Adesso non potrò più : le vetrerie sono pressoché estinte.
Non voglio entrare in merito alle scelte che ogni azienda ha fatto, perché la storia la si scrive con le proprie mani e le mie ancora hanno carta su cui scrivere…per pura scelta, credo.
E’ un dolore ed un peccato però assistere allo spengersi lento di questo mondo che è stato dei nostri padri, dei nostri nonni; di questo mondo fatto di operosità ed ingegno che ha dato di che vivere a molti di noi.
Adesso è finito.
Resta qua e là accesa qualche fiammella; speriamo sia bastante a riaccendere il fuoco….quello che serve per fondere il vetro, gioia e passione di chi vi lavorava dinanzi con quel bolo incandescente fra le mani che gli davano forma ed essere, …vita.





















Io conosco la storia delle vetrerie perché tanti parenti ci hanno lavorato e perché ho aiutato un’amica a farci la tesi.
Posso dirvi che la crisi di queste vetrerie è stata molto veloce e non lenta!
Ho cercato anche i motivi della crisi e posso aggiungere che ad oggi nessun studioso si è occupato di questo problema in modo serio e approfondito e anche questo spiega la crisi, ma non è la prima causa e le cause sono molte e non approfondirò oggi e qui.
Chiudo con il titolo del mio articolo sull’ultimo consiglio comunale: avevamo la Salvia, abbiamo il museo del vetro, avremo la PAM: la parabola dell’economia empolese.