Cosentino & Minzolini
Non avere una reputazione da difendere non è sufficiente per fare carriera in politica e nel giornalismo. Ma aiuta molto.
La notizia di ieri era la richiesta d’arresto per l’on. Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia, nato a Cssal di Principe, boss del pdl in Campania e ricco uomo d’affari, fino a ieri candidato in pectore per la successione a Bassolino. Da tempo si sapeva che cinque o sei pentiti di camorra lo indicano come referente dei clan. Ma nessuno ha pensato di chiedere al sire di imporgli un passo indietro, proprio per non lasciare alla magistratura (questo è il rischio che corre la democrazia, dicono) il compito di selezionare la classe dirigente.
Il tg1 ha confinato la notizia tra le brevi di cronaca. Il direttore del tg1 Augusto Minzolini, invece, ha pensato bene di presentarsi in video per il suo terzo editoriale: gli è sembrato il giorno giusto per ricordare un’assoluta priorità: il ritorno all’immunità parlamentare. Già che c’era ha attaccato a freddo Antonio Ingroia, uno dei magistrati che sta indagando sul patto fra mafia e politica.
Nel frattempo “la maggioranza è tesa a cercare soluzioni che consentano al governo di lavorare con tranquillità”, ci ha informati un servizio del medesimo tg. Un modo delicato per alludere alla trattativa in corso per l’ennesima legge su misura (resasi necessaria dopo la cancellazione dell’incostituzionale “lodo Alfano”), chiamata pudicamente “processo breve”, cioé un ritocco ulteriore ai tempi di prescrizione che chiuderebbe per sempre i processi ancora in corso per il capo.
Per la cronaca, da quand’è direttore del tg1 Augusto Minzolini aveva messo la faccia in altri due editoriali: il primo (22 giugno) per dire che non avrebbe parlato di puttanopoli in quanto vicenda di gossip; la seconda (il 4 ottobre) per dire che la manifestazione nazionale in difesa della libertà di informazione del 3 ottobre non aveva ragion d’essere ed era per lui “incomprensibile”. Una fedeltà a prova di tg4.
Fonte:Piero Ricca































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