La Ventana – La mia sinistra
Non so se alle prossime politiche lo voterò, ma pur bazzicando questo sito non sono un oppositore del PD, anzi. Diciamo che se riusciamo a toglierci dalle scatole l’orrendo Porcellum, in base a quale ne sarà l’alternativa, il PD potrebbe essere una piattaforma più che azzeccata, ovviamente in chiave maggioritaria: con un proporzionale e premio di maggioranza, senza un doppio turno, a mio avviso in Italia vincerà sempre Berlusconi, almeno finché riuscirà a tenere il controllo dell’informazione.
Però affinché il PD diventi vincente dovrà attuare delle strategie a mio modo obbligatorie, senza le quali si avrebbe sempre il sospetto che sia omorganico del PDL.
- Riprendere la questione morale così come la propose Berlinguer, che in pratica consisterebbe in una pulizia, in parlamento e nelle amministrazioni locali, di nocivi loschi figuri
- Avvicinarsi al popolo e nelle forme e nei linguaggi. Per quanto riguarda le forme rinunciare a certi privilegi, per quanto riguarda il linguaggio scegliere leader che facciano maggior presa sulle persone.
- Avere un programma proprio e non scopiazzare e addolcire quello di Berlusconi: a sinistra, ma non solo, di proposte programmatiche interessanti -liste di Beppe Grillo in primis- ce ne sono tante.
Io non credo che il PD sia uguale al PDL, ma purtroppo ogni giorno che passa, tra silenzi agghiaccianti e aule deserte durante votazioni fondamentali, si fomenta il sospetto che almeno qualche affinità, se non accordo, ci sia. Io credo piuttosto che ci siano una trentina di persone che il PD lo considerano una holding privata e sono queste le persone da far fuori: i nomi li sappiamo già. Che vadano nel PDL, secondo me se li prenderebbero anche volentieri.
Poi che sia Vendola, Di Pietro o lo stesso Bersani ad esser leader del PD, se l’ossatura è sana poco conta.
L’importante è organizzarsi affinché il post-Berlusconi, che ormai non è così lontano, non ce lo faccia rimpiangere.









Mi ero ripromesso, dopo la fantozziana performance dell’Italia al mondiale, di non parlare più di calcio, ma visto che tutto sommato mi considero un microambasciatore delle cose spagnole nel Medio Valdarno mi permetto di fare una piccola celebrazione della Spagna, usando il calcio, come in altre occasioni, e come metafora e come assist argomentativo.









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